L’Italia e il nucleare: dopo Tokyo indietro non si torna
19 Marzo 2011
Dal Giappone continuano a pervenire notizie allarmanti riguardo la centrale di Fukushima 1, dove è scoppiato un nuovo incendio e dove c’è stato un innalzamento dal livello 4 al livello 6 del pericolo nucleare. L’Europa guarda con preoccupazione a ciò che sta succedendo nel Sol Levante e rimette in discussione il ricorso all’energia nucleare. Delle conseguenze e delle responsabilità della catastrofe nipponica, con le sue conseguenze sul dibattito interno italiano, parliamo con Giorgio Prinzi, Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (Cirn).
Il commissario Ue all’energia, Guether Oettinger, ha definito un’apocalisse l’incidente nucleare in Giappone. Quali potranno essere le conseguenze delle esplosioni sul lungo-medio periodo?
Dal punto di vista tecnico l’unico danno è che possa fondere il nocciolo. Se così sarà, in ogni caso, non si verificherà alcuna “sindrome cinese”, d’altronde non c’è stata neppure a Cernobyl. La dispersione nell’aria dello iodio 131, invece, rappresenta il principale pericolo per la salute dell’uomo, nello specifico impatterebbe sul funzionamento della tiroide. Questa ghiandola, infatti, è una sorta di spugna che assorbe lo iodio – elemento chimico alla base della produzione di ormoni da parte dell’organo – incamerandolo senza ‘filtro’ (quindi senza distinzione tra quello radioattivo da quello innocuo) col rischio di far sviluppare forme tumorali.
Quali sono stati i problemi tecnici che hanno mandato in tilt il sistema dei reattori?
I problemi per le unità ad acqua bollente installate nel sito giapponese di Fukushima si sono posti perché i sistemi di asportazione del calore residuo non erano di tipo passivo e, al venir meno dell’erogazione della rete e dei generatori diesel di emergenza, che sembra siano stati danneggiati dall’onda di maremoto, non è stato possibile asportare in altro modo il calore residuo, che è sfuggito al controllo. Peraltro, il sottosistema a corrente continua alimentato da batterie di limitata autonomia non era in grado di adempiere alla funzione adeguatamente, in quanto sembra concepito per il tamponamento momentaneo di una mancanza di corrente alternata.
Dietro al ‘disastro nucleare’ ci sono irresponsabilità umane?
Dalle prime frammentarie notizie che ci giungono in lingua inglese, sembra che alla stessa centrale diesel fossero asservite più unità, in contrasto con una delle regole di sicurezza che prevede la ridondanza e la duplicazione dei sistemi critici. Certo la macchina danneggiata era alquanto vecchiotta, essendo divenuta critica per la prima volta nel 1971, e i criteri di sicurezza in base ai quali era stata realizzata ormai decisamente obsoleti.
La situazione nel Sol Levante ci porta a riflettere sulle scelte di politica nucleare nel nostro Paese…
Quanto sta avvenendo nel sito di Fukushima pone un serio problema di scelta degli eventuali reattori nucleari da installare in Italia, di cui sinora si è poco, se non affatto, parlato. Una grande responsabilità grava sulla costituenda Agenzia per la Sicurezza Nucleare, che dovrà vagliare le diverse opzioni sotto il profilo della sicurezza passiva che ciascuna di esse è in grado di garantire, non lasciandosi condizionare da sia pur legittimi interessi industriali e finanziari dei diversi potenziali attori.
In che modo è possibile trovare una soluzione condivisa e ragionata?
È necessario il massimo impegno di coloro che dovranno decidere, in base ad avanzati criteri di sicurezza, le future filiere da installare in Italia. Su questo auspichiamo che si apra il dibattito, al quale gli ambientalisti potrebbero contribuire con una visione critica e costruttiva, sempre che riescano a liberarsi dei loro preconcetti ideologici e del loro furore antinucleare che anche in questo frangente caratterizza le loro dichiarazioni a caldo.
Secondo il ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani “il 19% dell’energia che consumiamo deriva dal nucleare e che non è immaginabile tornare indietro”. Quali sono le prospettive del nucleare in Italia?
Non vi sono altre soluzione praticabili. L’energia nucleare è una scelta obbligata. Si tratta di affrontare il problema con razionalità. La questione è totalmente diversa rispetto a quella del 1987: chi era favorevole al nucleare – non dimentichiamo il presidente del Cirn, l’Ing. Paolo Fornaciari – erano o imbavagliati dal sistema o erano molto prudenti nell’esporsi. Ora, invece, c’è una classe politica molto decisa ad andare avanti che sta partorendo anche delle decisioni. Oggi c’è un clima politico e culturale diverso e ci sono più chance che ci sia un dibattito più equilibrato in vista del referendum. Certo sarà dura, ma c’è una squadra pronta a battersi e molto dipenderà dallo spazio che riusciremo ad avere sui media.
