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L’Italia e l’Europa, l’Europa e il resto del mondo: scenari per il prima e il dopo pandemia

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Come ha cambiato il mondo la pandemia? Quali sono state le principali conseguenze del diffondersi del Coronavirus nel nostro Paese e nel resto del pianeta? Che tipo di misure sono state adottate dai governi per fronteggiare il dilagare del Covid-19? A queste e ad altre domande hanno risposto alcuni esperti nel pomeriggio di sabato 30 maggio nel corso di un incontro online organizzato dalla Fondazione Magna Carta. A fare gli onori di casa il senatore di Idea – Cambiamo Gaetano Quagliariello; presenti inoltre i docenti Giovanni Orsina, Federico Niglia, Maria Elena Cavallaro, Lorenzo Castellani e Vito de Luca, ciascuno dei quali ha trattato un paese specifico.

Sorvegliata speciale, nel corso del dibattito, è stata l’Italia, dove la pandemia ha reso ancora più evidenti i difetti del sistema politico e della nostra democrazia nel suo complesso: viviamo ancora in un sistema democratico liberale? Questa la domanda posta ai presenti e ai partecipanti da Giovanni Orsina. Da diversi anni infatti, non c’è per i cittadini la possibilità di scegliere liberamente un governo e, nel corso della pandemia, abbiamo assistito ad un rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio a discapito del Parlamento che non è stato quasi mai consultato. Tutto questo ha contribuito ad uno scollamento tra rappresentanza e centri del potere decisionale. Abbiamo assistito ad un aumento della mano pubblica nel settore dell’economia, con un conseguente innalzamento del numero dei cittadini che vivono di aiuti statali. Il debito pubblico è cresciuto e non è chiaro se in un immediato futuro l’Italia rischierà o meno un commissariamento europeo. La qualità del dibattito pubblico resta poco soddisfacente e ciascun attore politico interpreta una parte in base al gruppo di potere cui appartiene. Insomma, quelle tracciate da Orsina sono per il nostro Paese prospettive veritiere ma poco edificanti e se la politica tutta non sarà in grado di innovarsi continuerà a giocare di rimessa.

Per quanto riguarda la Francia, alcune differenze con l’Italia sono state tracciate dal senatore Gaetano Quagliariello. A differenza del nostro Paese, nel corso del lockdown, la Francia avrebbe potuto fare ricorso ad uno strumento costituzionale previsto nella Costituzione stessa, ossia l’articolo 16 che disciplina la gestione delle fasi emergenziali. Tuttavia, il presidente Macron ha deciso di non farvi ricorso e ha coinvolto in maniera importante il Parlamento che ha discusso e votato le misure previste per la fase due. Altro elemento importante è stato quello della divisione tra la figura del presidente della Repubblica e la figura del presidente del Consiglio; in alcuni frangenti, è stata addirittura notata una discrasia tra i due. E sebbene il gradimento di Macron sia sceso nei sondaggi, un momento importante è stato rappresentato dalle elezioni municipali del 15 marzo scorso dove, nonostante il forte tasso di astensionismo, si è registrata un’avanzata della componente ecologista. Si intravede infine una rivincita dei partiti della cosiddetta Quinta Repubblica, ossia socialisti e repubblicani.

Di quanto accaduto in Germania se ne è occupato Federico Niglia, paese in cui la pandemia ha accelerato processi già in atto, si pensi ad esempio ai temi verdi e all’ecologia. Angela Merkel, che nel lockdown ha evitato l’uso massiccio dei social media e il ricorso a dichiarazioni spettacolarizzanti, ha potuto registrare una stabilità politica maggiore rispetto ad altri paesi europei come ad esempio l’Italia, stabilità che per la Germania significa ancora forte legame come le istituzioni europee nella loro interezza. La tensione tra governo centrale e i governi locali non è esplosa e la destra estrema non ha compiuto un grande balzo in avanti dopo lo scoppio della pandemia. Per il momento resta congelata la successione ad Angela Merkel.

La Spagna, trattata da Maria Elena Cavallaro, ha seguito da vicino il caso italiano e ha avviato il regime del lockdown una settimana dopo il nostro. Il Parlamento ha giocato un ruolo importante a livello di dibattito interno tra le diverse forze politiche e costanti sono stati i rapporti tenuti dal governo centrale con le comunità autonome. E sebbene il sistema politico sia in evoluzione continua (in autunno si voterà infatti la legge di bilancio), la società civile chiede ai partiti in campo di mettere da parte le divisioni e restare uniti nella fase di ricostruzione post Covid. La comunità di Madrid resta la più colpita dal virus e può essere a ragione paragonata alla Lombardia.

Per Lorenzo Castellani, nel Regno Unito il Covid-19 ha mostrato la natura ambivalente del premier Boris Johnson che, dopo aver assunto atteggiamenti aperturisti nei confronti del virus, ha sperimentato sulla propria pelle la crudeltà di questa malattia. Inoltre, il premier britannico mostra segnali di sofferenza nel comportarsi come un tecnocrate dal momento che non può frenare la sua natura di outsider. E se i conservatori hanno registrato picchi di consensi dopo la degenza dello stesso Johnson, attualmente si certifica un calo di popolarità di Boris dovuto a qualche indecisione sulle riaperture e agli scandali provocati dal suo consigliere.

Secondo Vito de Luca, negli Stati Uniti la pandemia è stata per Trump un’occasione per tastare la propria capacità di governo. In una prima fase il presidente Usa è stato attendista nei confronti del virus, mentre in un secondo tempo ha creato una task force per dare risposte concrete e pratiche. Anche il questo caso, inizialmente il diffondersi della pandemia è stato sottovalutato o comunque ridimensionato rispetto alla sua normale entità.

Per ognuno dei paesi menzionati gli esperti hanno delineato prospettive interessanti; occorre tenerne conto per interpretare meglio gli attuali cambiamenti in atto.

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