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L’Italia ferma al palo. Battuta da Messico, Grecia e Slovacchia

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La disfatta italiana è compiuta. Non bastano i quotidiani allarmi che giungono dai centri studi e dal Fondo Monetario Internazionale, anche l’Ocse traccia un quadro impietoso della situazione economica del nostro paese.

Puntuale come sempre, è stato diramato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico il Factbook 2008, il rapporto sullo stato della produttività mondiale ed europea. Quello che emerge è uno scenario che non ha precedenti per la storia italiana degli ultimi vent’anni.

Gli allarmi dell’istituto parigino non devono passare inosservati. Il Pil per ora lavorata è cresciuto, in Italia, solo dello 0,5% negli ultimi 5 anni, con un ribasso notevole dal 2006. I paesi membri del G7 sono invece cresciuti dell’1,3% e quelli Ue (i maggiori 15) dell’1,7%.

Ancora, l’Italia viene battuta anche dal Messico (+0,6%), dalla Grecia (+3,7%) e dalla Slovacchia (+5,2). Registrano, in Europa, forti crescite anche nazioni come la Repubblica Ceca, l’Ungheria e tutta l’area del Baltico. Ma non v’è solo la voce della produttività nel report dell’Ocse. Anche salari e costo del lavoro sono un’importante cartina tornasole dello stato economico attuale che ci viene riportata. Proprio quest’ultima voce è cresciuta in Italia del 2,5%, contro la media dello 0,5% del resto d’Europa. E per quanto riguarda il Pil pro capite, non siamo messi affatto bene, dato che occupiamo la 20esima posizione nel ranking Ue, dietro anche alla Spagna. Ma non va nemmeno meglio sotto il profilo degli investimenti di capitali esterni al nostro paese. In questa speciale classifica, il divario fra noi ed il resto del mondo è ancora più ampio. Nel 2005 abbiamo ricevuto circa 224 miliardi di dollari provenienti dall’estero, contro gli oltre 650 miliardi investiti in Germania, un paese con il quale abbiamo la consuetudine di paragonarci.

Proprio Enrico Giovannini, dipartimento Statistiche dell’Ocse, rilancia su questo fattore "Ciò che preoccupa di più sono i dati relativi ai flussi di investimenti stranieri (Fdi) diretti in Italia". Come dargli torto? Si pensi all’Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive, evidente duplicato dell’Iva, imposta sul valore aggiunto. L’Irap va a colpire il valore della produzione netto delle imprese, rallentandone la stessa produttività per unità e limitando l’utilizzo di economie di scala. Allo stesso modo, il costo del lavoro grava sugli imprenditori per oltre il 45% dei ricavi.

Nonostante le promesse elettorali il taglio del cuneo contributivo sul costo del lavoro è stato risibile. Ma senza un settore industriale snello e capace di alimentare i vantaggi competitivi che ci sono intrinsechi (qualità, innovazione), non si può pensare di crescere al pari degli altri paesi. E si corre il rischio di non essere nemmeno appetibili per le imprese straniere che vogliono delocalizzare la loro produzione. In altre parole, le multinazionali non ci filano nemmeno di striscio, preferendo lidi molto più dinamici e meno onerosi sotto il profilo tributario. E non si può nemmeno usare la scusa tutta italiana che non va male solo da noi, dato che Francia e Germania hanno ricevuto il triplo dei capitali stranieri rispetto a quelli investiti nel nostro paese.

La colpa di chi è? Sicuramente di un fisco oppressivo che colpisce indistintamente sia chi apporta i capitali (imprenditori) sia chi vende la propria manodopera (famiglie) secondo il più classico dei modelli economici.

Ma anche la scarsa lungimiranza delle imprese italiane nel capire i meccanismi di mercato in mondo sempre più globalizzato. Infine, impossibile non citare uno dei mali maggiori che affligge l’Italia, la classe politica, incapace di guardare al territorio ed al tessuto connettivo industriale, composto dalle PMI, con la dovuta attenzione.

Le lacune che ci hanno portato a questo triste risultato sono sotto gli occhi di tutti, ma sembra che non sia ancora state contemplate nel fumoso programma del PD.

Il Messico meglio dell’Italia? Sotto il profilo della produttività così pare. Questo è il pesante lascito di un governo, quello di Romano Prodi, che in soli due anni ha saputo far perdere la ricchezza dei propri cittadini e diminuire la competitività internazionale delle proprie imprese.

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2 COMMENTS

  1. in questa Italia è normale
    Non mi pare ci sia niente per cui stupirsi se siamo fermi. In Italia si permette di fare campagna elettorale con manifesti pro Grillini che mostrano le terga nude di una bella figliola con accanto una parolaccia a caratteri cubitali (auguro agli autori di passarci accanto accompagnati da un prestigioso amico straniero che sa l’Italiano: almeno in quel caso si vergogneranno?); si permette di dare ordini al Papa anche in materia del Suo Magistero, imbavagliandolo se si esprime pacificamente pur affermando con ipocrisia: “Il Papa può anche esporre le proprie idee” (“basta siano concordi con le nostre”, aggiungerei; e grazie della concessione da veri liberali); non si punisce un giudice che fa passare 8 anni per scrivere una motivazione di sentenza e in conseguenza di tale gravissima omissione si scarcerano pericolosi mafiosi (una bagatella…!); si tollerano orde di extracomunitari e comunitari nullafacenti, prepotenti e spesso delinquenti, senza che si abbia mai la forza di rispedirli a casa loro; si tollera che sul Sacro Suolo Italiano si cedano a stranieri interi pezzi di territorio e di città e si aprano negozi dove gli ITALIANI NON POSSONO ENTRARE (è successo a me!) e dove, senza nessuna scritta in Italiano, non si sa che cosa vendano; si impedisce a un candidato leader, in campagna elettorale, di parlare in pubblico (Ferrara); si scrivono migliaia di leggi, spesso in contraddizione tra loro e sempre senza i loro decreti attuativi, quindi tempo perso; qualora una legge sia usufruibile e buona, MAI SI APPLICA APPIENO, con conseguenze devastanti sotto gli occhi di tutti (legge 180 sui manicomi, legge 194 sull’aborto); si trasforma Napoli in una città non degna nemmeno dell’Africa sub-sahariana… Mi fermo qui perchè a dirle tutte supererei le pagine della Treccani. Io non mi stupisco affatto: ovvia conseguenza di tale sfacelo.

  2. Mi ha risparmiato di dire le
    Mi ha risparmiato di dire le stesse cose, che poi sono quelle che dice gran parte delle persone con cui parlo,in treno.

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