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L’Italia ha bisogno di più carisma e meno fronzoli: più Gattuso e meno Giuseppi

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Parafrasando un celebre film diretto da Christopher Nolan, si direbbe che Rino Gattuso è l’eroe che non meritiamo, ma anche quello di cui abbiamo bisogno. Nell’atteggiamento di Ringhio c’è tutto quello di cui il Belpaese, anche a livello istituzionale, avrebbe bisogno nella fase post pandemica: tenacia, sacrificio, capacità di soffrire, spirito comunitario, leadership, intelligenza tattica, fiducia nei mezzi a disposizione, capacità di fare gruppo, senso di appartenenza e carattere sfidante.
La narrativa sulla reazione di Gattuso al dramma della recente morte della sorella è tanto vera quanto utile a comprendere chi sia (e chi sia già stato) lo storico numero 8 del Milan e della nazionale campione del mondo del 2006. Un allenatore sottovalutato dalla stampa per via del presunto mancato estro. Un centrocampista fondamentale nelle logiche di ogni formazione in cui ha giocato. Un campione senza la metà dei piedi buoni di Oriali – quelli che Ligabue nega al mediano interista – , ma con una coscienza abitata in larga parte da un coraggio difficile da replicare in altre parabole sportive.
Rino Gattuso, forse in maniera meno caratterizzante rispetto ad Antonio Conte, potrebbe essere l’ennesimo centrocampista italiano destinata a fare grandi cose su una panchina. E c’è un altro Conte cui converrebbe guardare a Gattuso. Nei suoi “Stati Generali” – il discorso alla squadra del Napoli ascoltato in diretta tv (lo stadio vuoto per quanto triste ha aiutato, hanno ragione i commentatori della Rai) – Gattuso ha posto un accento sul fatto che chi, come Callejon, è destinato ad andarsene, piange per via di un addio che tuttavia consente di commuoversi per l’ultima vittoria. Ecco, l’ultima vittoria, quella che in questo periodo andrebbe costruita pensando meno alle pallettes e più i risultati.
Non è che Conte debba snaturarsi: non pretendiamo che partecipi in tuta ai Consigli dei Ministri. Il punto è un altro: l’imitatio gattusiana – che nel caso del nostro premier è ahinoi impossibile – servirebbe in termini di efficacia. Non un uomo necessariamente forte, ma quantomeno un uomo di saper leggere la situazione e di andare ad occupare spazi di campo fondamentali per evitare che il contropiede della crisi economica ci trovi impreparati.
In poche parole, serve un premier mediano. Senza troppi fronzoli e lustrini. Nessuno che si affacci da un balcone, ma qualcuno con il carisma adatto a trascinare l’Italia fuori da un guado, nonostante le previsioni raccontino già una storia di sconfitta. Come ha fatto Rino Gattuso, con pragmatismo, contro la corazzata Juventus. Come non sta facendo il governo, che è impegnato in passerelle vacue e prive di efficacia.
Nel Milan di Ancelotti – ad un certo punto – arrivò una giovane e leziosa promessa francese: Yoann Gourcuff. Doveva essere il nuovo Zidane, con tre tacchi per partita. Giocò poco e male. Perché era pieno di pallettes calcistiche e privo di sostanza. Quel posto in quel Milan era ed è rimasto di Rino Gattuso. Per fortuna dei tifosi, e grazie alla lungimiranza dell’allenatore.
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