L’Italia ha fallito, ma il massacro mediatico non serve

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

L’Italia ha fallito, ma il massacro mediatico non serve

25 Giugno 2010

Tutti a casa. Questo l’unico e inconfutabile dato di fatto emerso dalla partita di ieri. La Slovacchia – si, esatto, la Slovacchia – ci ha rifilato tre gol e spedito a casa ben prima dell’11 luglio, data della finale.

Mettiamo subito le cose in chiaro: non è un dramma ma uno sport, un gioco. Solo che la verità appena svelata sembra essere stata dimenticata da tutti. Perdere si può, dipende in che modo, perché e quali reazioni scatena l’ammainare bandiera bianca. Ieri tutte queste cose non si sono capite, proviamo perciò a mettere un po’ d’ordine.

Da un punto di vista prettamente sportivo il perché dell’eliminazione si è capito benissimo. Gambe pesanti, confusione tattica, scarsa lucidità, mancanza di qualità e così via. La disamina tecnica inchioda ognuno alle proprie responsabilità, che Lippi si è preso appena dopo il fischio finale. “Se una squadra va in campo e per un’ora e un quarto gioca così, la responsabilità è di chi l’ha preparata e l’ha messa in campo”. Parole sante, ma tardive e stridenti con quanto aveva quasi urlato il Ct alla vigilia della manifestazione.

Quando qualcuno osò azzardare qualche perplessità sul ritiro in Sestriere (unica squadra tra le 32 a fare la preparazione a 2mila metri d’altezza) l’ormai ex allenatore azzurro replicò che gli effetti benefici si sarebbero visti durante il mondiale. Non specificando però quale, se questo o il prossimo. Stessa considerazione si può esprimere per l’affermazione "se le cose andranno bene sul carro dei vincitori stavolta non faccio salire tutti”. Sinonimo di Sicurezza e fiducia nei propri mezzi? Chissà, ma il dubbio è che si tratti solo di un pizzico di presunzione.

La medesima mostrata al momento delle convocazioni, quando sono stati lasciati a casa elementi sicuramente validi da un punto di vista tecnico ma invisi al Ct, che ha preferito una squadra di “bravi guaglioni”, privi magari del guizzo in grado di decidere un match.

Insomma, dura la vita del Ct. Ne sa qualcosa pure Raymond Domenech, ex (anche lui) mister della Francia, che si è beccato la reprimenda del ministro dello Sport transalpino dopo la lite con uno dei suoi calciatori. Nicolas Anelka. "Sono i sogni dei vostri compagni, dei vostri amici e dei vostri supporter quelli che avete spezzato", ha melodrammaticamente detto Roselyne Bachelot. Ed è qui che si esagera e si finisce per mettere disordine in una situazione semplice.

Perchè bisogna anche difenderli i calciatori, che insieme a Lippi sono diventati dei veri e propri bersagli di una protesta che pian piano montava. Il calcio dovrebbe sì rappresentare un modello, ma non l’unico, né il principale, a cui ispirarsi. Sempre più spesso invece ci si rifugia nello sport per stigmatizzare e usare come capri espiatori personaggi che non lo meritano. Ieri, appena dopo il fischio finale della partita degli azzurri le agenzie di stampa erano intasate di dichiarazioni, pensieri, offese di chi ha voglia di alzare i toni, di guadagnarsi i 15 minuti di celebrità a scapito di altri.

Stesso discorso vale per i social network, in cui a prevalere su tutto è stato l’astio nei confronti degli uomini prima ancora che dei professionisti. L’aggressività nei vari commenti non rispecchia altro che povertà di spirito. L’Italia ha meritato di uscire perché ha giocato male, nessun altro motivo e nessuna necessità di offendere.

Per non parlare dei titoli a tutta pagina dei principali quotidiani italiani: “Campioni dell’altro mondo” (Il Giornale, con vignetta raffigurante 11 bare sul campo), “Traditi” (Il Tempo), “Falliti d’Italia” (Il Riformista), “Azzurri specchio del Paese” (Il fatto quotidiano), “Bidoni del mondo” (Libero), “Il mondiale della vergogna” (La Stampa). Si potrebbe continuare ancora ma così non si va lontano.

Così si arriva al paradosso di Radio Padania che non tifa Italia per provocazione, di chi è felice dell’uscita dell’Italia perché Lippi è antipatico o perché i calciatori guadagnano troppo. Rilassiamoci, torniamo tutti quanti a guardare e godere della partita in tv, facciamo fare alla sconfitta il suo naturale corso, riportandola in proporzione con quello che è il suo vero ruolo, una disfatta sportiva e nulla più.

Addossiamo quindi le giuste colpe ha chi le ha ma senza organizzare scioperi della fame o sit-in di protesta all’aeroporto di Fiumicino dove atterrerà il volo italiano dal Sudafrica. In fondo, posso sinceramente dire di essere felice di questa eliminazione. Non per antipatie o rancori covati per chissà quanto tempo, ma perché da oggi si potrà ricominciare a guardare una partita e parlare di calcio, solo di quello.

Da oggi, per gli italiani, comincia un altro mondiale.