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L’Italia in secca esporta scienziati antisiccità

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Risparmiare acqua si può, e nella Giornata Mondiale dell’Acqua celebrata recentemente in FAO (World Water Day)  possiamo dire sia un dovere sociale. Su scala mondiale, circa il 70% dell’acqua utilizzata è destinata all’agricoltura, ed è per questo che la selezione di varietà in grado di produrre con meno acqua è stato un obiettivo primario dei programmi di miglioramento genetico in frumento, pomodoro e molte altre specie, negli ultimi 50 anni. Tuttavia chi ha lavorato in questo settore, ha dovuto convivere durante tutto questo tempo con un’amara e celata consapevolezza: le piante senza acqua non crescono.
Nonostante questa considerazione abbia lasciato per lungo tempo poche vie di scampo, non ha certo scoraggiato gli scienziati più tenaci che hanno guardato con curiosità ad un altro fatto della Natura: tutte le piante utilizzano acqua, ma molte ne utilizzano meno. Cos’è quindi che differenzia le une dalle altre?  Negli ultimi anni, il mistero è stato risolto (o quasi) in seguito alla scoperta di geni che possono controllare quanta acqua le piante usano durante il loro ciclo vitale (Masle et al., 2005. Nature 436, 866 – 870). Ed oggi è quindi possibile pensare con maggiore consapevolezza a strategie di miglioramento genetico per ottenere colture che producano utilizzando meno acqua e che, in altre parole, abbiano una migliore efficienza d’uso di questa preziosa, e sempre più scarsa, risorsa. Ancora una volta questi problemi sembrano non interessare il nostro Paese che, da un lato dichiara lo stato di emergenza idrica (Il Sole 24 10/5/2007) e dall’altro obbliga molti nostri ricercatori che lavorano per la soluzione concreta di questi problemi ad andare all’estero per portare a termine progetti in cui credono. Il Daily Telegraph (2 maggio 2007) riporta di ricercatori dell’Università di Milano che hanno ottenuto pomodori geneticamente modificati per una più efficiente utilizzazione dell’acqua. Poiché geneticamente modificato in Italia è una parolaccia, questo lavoro non sembra sia andato al di là del laboratorio. Forse i ricercatori milanesi dovrebbero seguire Massimo Iannetta dell’ENEA (pure lui citato dal Daily Telegraph) che è scappato in Messico con lo stesso obiettivo: riuscire a coltivare pomodori per la pizza, in un’Italia sempre più secca! 

 


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