Lo sbarco di Mantovano dal governo è un problema: urge soluzione

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Lo sbarco di Mantovano dal governo è un problema: urge soluzione

31 Marzo 2011

Tra tanti che in Italia vivono di politica, con la politica, tra la politica, Alfredo Mantovano è uno che fa politica. Per questo ieri si è dimesso da sottosegretario all’Interno quando ha saputo che gli impegni da lui stesso presi con la popolazione di Manduria sul numero di immigrati da accogliere non sarebbero stati rispettati. 

Mantovano non ha fatto minacce, non ha concesso interviste lamentose e oblique, non ha cercato accomodamenti personali, ha solo fatto sapere che se la sua parola non poteva essere onorata l’unica scelta era lasciare il governo. C’è di mezzo la coerenza, la responsabilità, il rispetto degli impegni presi, il senso della squadra.

Tutte queste rare doti, mentre spiegano la nettezza del comportamento di Mantovano, ci inducono anche a sperare che non vadano perse alla politica e in particolare a questo governo che ne ha molto bisogno.

L’impressione è che la maggioranza e i colleghi di governo abbiano accolto con fastidio la decisione del sottosegretario, come qualcosa che “ha rovinato la festa” nel giorno in cui il premier regalava sogni e promesse ai lampedusani. Il problema è che non c’era e non c’è nessuna festa da rovinare, c’è solo un gigantesco problema da affrontare e risolvere ed è certamente meglio farlo con Mantovano che senza.

Tra il sottosegretario e il ministro Maroni c’era stato un accordo esplicito sul numero massimo di immigrati da accogliere a Manduria e Mantovano era andato di persona a difendere quell’accordo – comunque gravoso – davanti al consiglio Comunale in subbuglio. Si è fidato delle garanzie offerte dal suo ministro e ha speso la sua reputazione e la sua serietà per ottenere la fiducia dei cittadini di Manduria e dei loro rappresentati.

Ora il problema di Manduria è solo uno dei mille nodi che il governo sta affrontando in questi giorni con le migliaia di immigrati che arrivano ogni giorno dalla Tunisia. Si tratta di un’emergenza politica, umanitaria e strategica così complessa e intricata che le soluzioni finali ancora non si intravedono. Far tornare Mantovano sui suoi passi – non per salvare la “festa” ma per “uscirne vivi” – potrebbe essere invece più facile.

C’è qualcosa che non convince nel meccanismo di distribuzione degli immigrati in partenza da Lampedusa verso le diverse regioni italiane che dovrebbero accoglierli. Ad ogni vertice il ministro assicura che vige la massima concordia sull’equità di questa suddivisione e le dichiarazioni ufficiali sembrano confermarlo. Un minuto dopo però cominciano i distinguo: una regione ha avuto l’alluvione, l’altra c’ha la beatificazione del Papa, l’altra ancora ne ha già troppi e così via. Se poi si vanno a guardare i testi degli accordi governo-regioni si vede che quasi tutti i governatori sono pronti ad accogliere “profughi” e quasi mai si parla di immigrati e tantomeno di clandestini.

Ma chi sono questi profughi? Tra le migliaia di sbarchi delle ultime settimane si sono viste solo poche centinaia di richieste d’asilo che seguono il loro iter senza problemi. Circa il 90 per cento di coloro che sono arrivati a Lampedusa sono giovani tunisini in cerca di ricongiungimento familiare in Francia e nel resto d’Europa: nessuno di questi chiede o può ottenere lo status di “profugo”.

Nel frattempo le tendopoli che dovrebbero “lasciare Lampedusa ai lampedusani” in 48-60 ore sono tutte concentrate dalla Toscana in giù. Finora non una sola regione del Nord ha dato segnali concreti di disponibilità a ricevere la sua quota di immigrati, fissata – stando agli accordi – a 1000 ogni milione di abitanti.

E’ necessario che il ministro Maroni chiarisca al più presto questo punto. Perché l’impressione che si voglia “meridionalizzare” la crisi è piuttosto forte e se è infondata il ministro dovrebbe spazzarla via con decisione.  Nessuno pretende che di trasferire la tendopoli di Manduria alle porte di Varese, ma un maggiore impegno del governo per avere il via libera di Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ecc… dovrebbe cominciare a vedersi senza trucchi ed escamotage.

Ovviamente anche questo da solo non risolverà questa crisi che dipende dai difficili rapporti con il nuovo governo tunisino, dall’inesistenza dell’Europa, dall’arroganza francese e da molto altro ancora. Ma  se si vuole intanto far rientrare delle dimissioni politiche si può farlo solo facendo politica nella giusta direzione. E il primo ad accorgersene sarà Alfredo Mantovano.