Lo scirocco siciliano che scalda il cuore norvegese

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Lo scirocco siciliano che scalda il cuore norvegese

01 Febbraio 2009

Lo scirocco è arrivato persino a Oslo. A portarlo, non poteva essere che una siciliana piuttosto sui generis. Il nome, tra quelli più noti che affollano le belle lettere isolane, è un tantino altisonante. Lei, infatti, si chiama Simonetta Agnello Hornby, avvocato dei minori, metà sicula (è nata a Palermo) metà perfida Albione (vive da trent’anni a Brixton, dove peraltro ha fondato uno studio legale). Sui suoi libri, si è detto e scritto di tutto.

“La Mennulara” (anno domini 2003) ha fatto incetta di premi, riconoscimenti letterari, ma anche di qualche critica un po’ scomposta. “La zia Marchesa” e “Boccamurata” non hanno ripetuto lo stesso exploit dell’opera prima, ma in casa Feltrinelli non hanno di certo lasciato l’amaro in bocca. Anche perché l’avvocato –ora presidente del Tribunale di Special Educational Needs and Disability  – è una delle autrici più note fuori patria. In Norvegia, ad esempio, per i tipi dell’editore Pax Forlag sono arrivati “Mandelplukkersken” (leggi: “La Mennulara”, appunto) e Arvetanten (ossia “la Zia Marchesa”), libri che non sono affatto passati inosservati, tanto che la Hornby lo scorso ottobre si è ritrovata ospite dell’ottava edizione della “Settimana della Lingua italiana nel Mondo” organizzata dall’Istituto di cultura nostrano, con sede nella capitale norvegese. A intervistarla, Simen Ekern, un editorialista di uno dei più noti quotidiani che circolano a quelle latitudini, “Dagbladet”.

Così, la storia di Rosalia Inzerillo – che da raccoglitrice di mandorle, grazie alla sua prodigiosa intelligenza, riesce a divenire amministratrice dei beni della famiglia in cui lavora – all’estero a quanto pare ha funzionato. Un romanzo – come ha più volte raccontato l’autrice – nato come una pellicola: “Era il 2 di settembre del 2000 e mi trovavo nell’aeroporto di Fiumicino ad aspettare l’aereo per Londra, che era in ritardo. E ho visto questa storia come in un film, con dei protagonisti senza volto. Forse, l’idea è nata da una specie di esigenza di rendere un tributo alla mia terra d’origine, in un momento in cui avevo deciso di chiedere la doppia cittadinanza”. Aggiungendo, poi, a mo’ di epilogo: “Era come se fosse tutto predestinato. Sentivo che il romanzo sarebbe stato pubblicato, così come sento, sono convinta che ne verrà tratto un film. Non sono presuntuosa, ma questo è il destino di questa storia. Sapevo solo che l’editore non sarebbe stato siciliano, perché la Mennulara non lo avrebbe sopportato”.

Non solo Sicilia, dunque: la storia della Inzerillo ha raggiunto latitudini speculari a quelle isolane. Merito della storia, ma merito anche di quello scirocco che ad Oslo non è proprio l’ospite più frequente. (F.M.B.)