Fino adesso Carme Chacón, ministra della difesa del secondo governo Zapatero, si era fatta notare soprattutto per il pancione sfoggiato il giorno del suo insediamento o quando aveva presenziato alla “Pasqua militar” in smoking nero. Aveva anche esposto un’interessante teoria su come smantellare l’arsenale missilistico spagnolo, troppo costoso secondo lei, comprando questo genere di armamenti in leasing dalle multinazionali del settore. E fin qui solo gossip e qualche malumore negli ambienti militari.
Ma qualche giorno fa la ministra Chacón l’ha fatta grossa. Senza avvertire gli alleati della Nato ha annunciato che la Spagna si ritirerà in modo unilaterale dal Kosovo, l’ex provincia serba che ha faticosamente guadagnato la sua indipendenza da Belgrado. Un’indipendenza che Madrid non ha mai riconosciuto temendo di legittimare le spinte secessioniste basche o in Catalogna. Ma paragonare lo smembramento della Ex Jugoslavia con la situazione della Spagna di oggi è una forzatura storica: la Spagna non sta collassando su se stessa come accadde allo stato titino. Le ragioni se mai sono le stesse del ritiro dall’Iraq. Dopo i terribili attentati nelle stazioni di Madrid, l’11 Marzo del 2004, la politica estera di Zapatero continua ad essere dettata dalla paura.
I 620 militari spagnoli stanziati nella base di Istok avevano una missione delicatissima. Proteggere le enclave serbe rimaste nel nuovo stato kosovaro, compito ingrato visto che i due popoli continuano a guardarsi in cagnesco. Solo qualche giorno, il governo e le autorità religiose di Belgrado hanno commemorato le vittime dei pogrom antiserbi di Kosovska Mitrovica, avvenuti cinque anni orsono per mano degli estremisti kosovaro-albanesi. L’odio etnico e le ferite aperte dalla guerra degli anni Novanta non si sono ancora rimarginati.
L’Italia, gli Usa, la Francia, hanno stigmatizzato la decisione spagnola di ritirarsi, tanto da spingere il braccio destro di Zapatero – Bernardino León – a intervenire di persona per precisare che “Se avessimo spiegato meglio la nostra scelta si sarebbero evitate le forti reazioni da parte dell’ amministrazione americana e dei paesi alleati. Il ministro della difesa Chacón ha comunque parlato di un ritiro graduale e coordinato. Tuttavia credo che questi aggettivi non siano stati sufficienti per chiarire sino a che punto la Spagna intenda prolungare la sua presenza in Kosovo”. Tanti bei giri di parole per dire che la Chacón è stata intempestiva oltre che sgarbata con gli alleati.
Nella giornata di ieri, fonti del ministero della Difesa spagnolo hanno fatto sapere la ministra incontrerà il segretario generale della Nato per definire meglio le modalità del ritiro, che è stato comunque confermato. La Chacón ha parlato di una “certa flessibilità” facendo intendere che potrebbe trascorrere anche un anno prima che le truppe di Madrid lascino effettivamente il terreno. Il posto degli spagnoli potrebbero prenderlo gli italiani. Il nostro Paese infatti si sta impegnando per mantenere la sicurezza e favorire il processo di costruzione nazionale kosovaro. E continuerà a farlo.