Lo scontro libico travalica i confini e travolge la Tunisia
30 Aprile 2011
Il braccio di ferro tra le forze fedeli a Muammar Gheddafi e i ribelli non accenna a fermarsi e anzi, rischia di assumere dimensioni che travalicano i confini nazionali. Le truppe del Raìs, infatti, 24 ore fa hanno conquistato un avamposto dei ribelli nella Libia occidentale, e i combattimenti si sono estesi anche al territorio del confinante Tunisia, dove si sono registrati scontri a fuoco durante i quali avrebbe perso la vita una donna di nazionalità tunisina.
L’attacco, iniziato con il cannoneggiamento degli oppositori in ritirata, sembra rientrare nell’ambito di una più ampia offensiva governativa per sradicare le postazioni dei ribelli – che una settimana fa avevano conquistato il varco di frontiera con la Tunisia di Dehiba-Wazin ed erano riusciti a estendere il loro controllo fino a una decina di chilometri all’interno della zona libica – oltre il confine della Libia orientale. I ribelli dicono che la cittadina di Zintan, nell’ovest, è stata attaccata da salve di razzi Grad, considerati molto pericolosi per i civili per il loro scarso margine di precisione. “La bandiera ribelle sventola sul confine. Abbiamo ripreso il controllo e riapriremo la frontiera”, afferma uno dei ribelli.
La controffensiva spinge, così, Tripoli sull’orlo di una crisi diplomatica con la vicina Tunisia. Non sono bastate neppure le scuse ufficiali a placare l’“estrema indignazione” di Tunisi che ha denunciato la violazione della propria integrità territoriale. Il ministero degli Esteri tunisino ha espresso la sua “grande preoccupazione” in seguito “alla pericolosa escalation militare” registrata a Wezen. Il ministero “considera gli attacchi armati in direzione di una zona abitata sul territorio tunisino come una violazione della propria integrità territoriale e una minaccia alla sicurezza degli abitanti di questa regione”, ha aggiunto il ministro.
Un testimone, Imed, contattato telefonicamente da Reuters, ha riferito che veri e propri combattimenti sono scoppiati ieri nel centro della città, in territorio tunisino. In precedenza, le postazioni dei ribelli libici in città erano state attaccate durante la mattinata, come riporta Al Jazeera, dalle forze di Tripoli, supportate dall’artiglieria e dai razzi, con molti colpi finiti oltre il confine. Secondo il corrispondente sul posto dell’emittente araba, gli scontri vanno avanti senza sosta “con ferocia” da mercoledì.
E mentre a Misurata si odono esplosioni e si continua a combattere – il bilancio delle ultime ore è di 12 vittime e i soldati di Gheddafi avrebbero preso in ostaggio 500 civili –, i tornado italiani hanno effettuato la loro prima missione in territorio libico. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è però rifiutato di fornire informazioni sull’intervento, perché “la Nato non distingue tra l’aereo francese, l’italiano, l’inglese. Dunque non tocca a me dire che fa l’aereo italiano rispetto al francese o all’inglese. Lo farà, se vorrà, soltanto la Nato”, ha spiegato. La Russa ha poi sottolineato come sia sua massima intenzione tutelare i piloti italiani dal rischio di errore durante i bombardamenti. “Sto facendo mettere al corrente la Nato di una sorta di caveat, di modalità delle regole d’ingaggio italiane. Vogliamo che i nostri aerei non agiscano aria-terra nelle città, a meno che non debbano salvare civili sotto attacco da un pericolo grave e attuale”.
