Lo spettro di Bp e Lockerbie dietro l’incontro Cameron-Obama

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Lo spettro di Bp e Lockerbie dietro l’incontro Cameron-Obama

20 Luglio 2010

Luci e ombre del passato e del presente caratterizzeranno i colloqui che si terranno oggi a Washington tra il presidente Usa Barack Obama ed il neo-premier britannico David Cameron. Si tratta del primo rendez-vous ufficiale tra i due capi di stato e si teme che l’ "onda nera" dell’affare Bp possa infangare le vantate "relazioni speciali" che intercorrono fra i due Paesi.

Per quanto il primo ministro preveda di parlare con Obama di Afghanistan o Medio Oriente, la marea nera che da oltre tre mesi avvelena il Golfo del Messico non può non essere il tema più sentito dell’incontro, tanto più che la prima visita di Cameron a Washington da primo ministro inglese coincide con una forte reazione negativa dell’amministrazione Usa nei confronti dalla British Petroleum.

Voci contrastanti sulla situazione sembrano pervenire da Londra e dalla Casa Bianca. "Ci sarebbe una perdita dalla cima del pozzo" ha detto il portavoce americano Robert Gibbs, smentendo la versione tranquillizzante fornita da Bp, secondo la quale sono invece positive le indicazioni del test in corso da 72 ore per l’installazione del "tappo". Quel che è certo, al di là delle ragioni di una e dell’altra parte, è che il petrolio britannico da oltre tre mesi condiziona la vita di almeno quattro Stati, Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, e se è vero che il gruppo della British Petroleum ha dato e dà lavoro a migliaia di persone, è vero anche che l’incidente impone un ripensamento complessivo della politica petrolifera. Intanto, però, in fondo al mare si affacciano i timori di nuove perdite e nel Golfo, insieme alla rabbia, continua a crescere lo scetticismo sull’epilogo di tutta questa storia.

La questione Bp rischia di travolgere un’altra delle questioni scottanti nell’agenda di questo faccia a faccia. Cameron ha accettato di incontrare a Washington anche alcuni senatori americani per discutere della vicenda del rilascio di Abdelbaset al-Megrahi – il libico condannato in Scozia per la strage di Lockerbie in cui morirono 270 persone, la gran parte statunitensi – avvenuto lo scorso agosto, in quanto ritenuto molto malato. Cameron aveva inizialmente delegato l’incontro all’ambasciatore Nigel Sheinwald, ma poi ha ritagliato uno spazio nella fitta agenda per riceverli questa sera in ambasciata. "Il primo ministro riconosce la forza dei sentimenti e sa quanto sia importante rassicurare le famiglie delle vittime", ha dichiarato il portavoce, "siamo felici di vederli di persona".

Il primo ministro britannico sarà, quindi, a colloquio con quattro senatori democratici (Robert Menendez, Kirsten Gillibrand, Frank Lautenberg e Charles Schumer, di New York e New Jersey) che hanno ipotizzato un’interferenza del colosso petrolifero Bp nell’affare Lockerbie, in seguito a recenti conferme da parte dell’azienda di aver discusso con il governo Blair riguardo all’ "impatto negativo" che un mancato trasferimento di Megrahi in Libia avrebbe potuto produrre sulle relazioni commerciali tra i due paesi. Bp ha comunque negato di aver tentato di influenzare la decisione finale sul rilascio. Secondo i senatori americani, il trasferimento dell’ex agente segreto libico nel suo paese di origine poteva essere un modo per facilitare un accordo tra Bp e la Libia del valore di circa 13 miliardi di sterline. Un’ulteriore conferma sarebbe giunta da dirigenti amministrativi libici, tra cui anche un figlio di Gheddafi, secondo cui, ha riferito il Guardian, la Libia chiarì all’epoca che un mancato rilascio del terrorista avrebbe causato la perdita di lucrose commesse nel Paese per le aziende britanniche. Da parte sua Cameron ha dichiarato di essere sempre stato contrario al rilascio Megrahi.

Se queste sono le nuvole che potrebbero addensarsi su Washington, d’altra parte i consiglieri di entrambi i politici hanno insistito sul fatto che i colloqui punteranno a rafforzare quel rapporto personale che i due stretto il mese scorso al vertice del Gruppo dei 20 in Canada e che l’agenda si concentrerà più su guerra in Afghanistan, economia globale e Medio Oriente.