Lo Statuto del Molise va modificato, senza strumentalizzazioni
28 Marzo 2011
di G.M.
A distanza di quarant’anni dall’ottenimento dell’autonomia il Consiglio regionale del Molise, dopo un confronto durato undici anni, aveva approvato, in seconda lettura il 22 febbraio scorso, il nuovo Statuto. Per molto tempo si era sviluppato un confronto serrato tra la maggioranza e l’opposizione con l’intento di deliberare le nuove norme in modo bipartisan. In realtà, però, la mediazione è servita a poco poiché la nuova Carta è stata approvata a maggioranza con ventuno voti favorevoli, due astenuti, due contrari e cinque assenti. Hanno votato contro il Consigliere socialista, Michele Pangia, e l’unico rappresentate di Sinistra Ecologia e Libertà, Mauro Natalizi, mentre si sono astenuti due esponenti della maggioranza, Antonio Chieffo, indipendente, e Vincenzo Niro, dei Popolari per il Sud.
Il testo arrivato in seconda lettura prevedeva, tra l’altro, l’aumento del numero dei consiglieri regionali dagli attuali trenta a trentadue. Prima della seconda lettura il Presidente della Regione, Michele Iorio, aveva preannunciato un suo emendamento per ridurre il numero complessivo dei Consiglieri a ventisei. Tale preannunciata restrizione, però, era stata osteggiata da quasi tutta l’Aula, tanto che Michele Iorio, pur di incassare l’unanimità del Consiglio ed evitare la rotture sulle altre modifiche, aveva deciso di rinviare il suo proposito alla prossima legislatura. Con lo stesso spirito, la maggioranza aveva accettato anche altre impostazioni proposte dalla minoranza. Eppure, subito dopo l’approvazione definitiva dello Statuto, quasi tutti i componenti della minoranza, compresi quelli del Pd che pure l’avevano votato, cavalcando la diffusa protesta sull’aumento dei costi della politica hanno deciso, in via del tutto strumentale, di indire il referendum abrogativo.
Nel frattempo, però, a stoppare l’evoluzione della questione sono arrivate le osservazioni del Consiglio dei Ministri, che ha giudicato illegittimi tre articoli e ha richiesto l’intervento della Suprema Corte. Tale decisione ha, di fatto, sospeso l’efficacia delle nuove regole, comprese le iniziative referendarie.
Nello specifico il Governo Centrale ha osservato l’illegittimità per tre articoli: in primis, per il comma 4 dell’articolo 30, riguardante le commissioni consiliari permanenti. In particolare, la circostanza che possano "convocare funzionari dell’amministrazione regionale e degli enti dipendenti”. Secondo il Governo, infatti, la disposizione esula dalle competenze non soltanto dello Statuto regionale, ai sensi dell’art. 123 della Costituzione, ma anche della complessiva potestà legislativa delle Regioni, ed è in contrasto con l’articolo 117, comma 2, lettera 1) della Carta costituzionale nonché in violazione dell’articolo 326 del Codice Penale, che sancisce il reato di rivelazione del segreto d’ufficio. Anche il comma 4 dell’articolo 53, il quale prevede che il personale degli enti pubblici non economici, comunque strumentali della Regione, sia equiparato al personale regionale, è finito sotto la scure del Consiglio dei ministri. Tale equiparazione, infatti, per il Governo genererebbe incertezza del diritto. Pertanto, la disposizione si pone in contrasto con l’art. 117 secondo comma lettere l) della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di ordinamento civile. Il terzo punto contestato riguarda, infine, il comma 1 dell’articolo 67, inerente i rapporti diretti della Giunta regionale con l’Unione Europea. La disposizione inserita nel nuovo Statuto, secondo il Governo, si pone in contrasto con i parametri costituzionali volti a delineare l’ambito di competenza legislativa costituzionalmente riservata al Consiglio regionale, con particolare riguardo al combinato dell’art. 117, comma quinto, e dell’art. 121, comma secondo, della Costituzione.
Dopo l’eclatante ripensamento delle opposizioni sul numero dei Consiglieri regionali e a seguito delle osservazioni del Governo sui tre articoli, non si è fatta attendere la reazione del Presidente della Regione Molise, Michele Iorio, che ha così rilanciato: "Coglierò questa occasione per presentare personalmente una proposta di modifica dello Statuto regionale, che mi auguro trovi opportuna condivisione nella maggioranza e apra un costruttivo confronto con tutte le opposizioni".
Secondo indiscrezioni le osservazioni del Governo sarebbero state stimolate dallo stesso Michele Iorio per spuntare l’arma del referendum abrogativo, messo in campo da una parte del centrosinistra. Infatti, nei giorni scorsi, il Presidente aveva dichiarato a muso duro: “non consentirò ai miei oppositori di fare campagna elettorale utilizzando addirittura il nuovo Statuto”. Intanto, nell’attesa che si possa ragionare sulle modifiche senza strumentalizzazioni, la Regione dovrà rispettare la vecchia Carta, approvato quarant’anni fa in coincidenza con la sua autonomia.
