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L’Occidentale a Radio3

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Uso personale di mezzo privato. Approfitto del mio blog per comunicarvi che da domani, lunedì 16 aprile conduco la rassegna stampa di Radio3, Prima Pagina. La trasmissione inizia alle 7.15 (aiuto!) e termina alle 8.40. Durante l'ultima mezz'ora gli ascoltatori possono intervenire in diretta e discutere con il conduttore, quindi non fatemi mancare il vostro sostegno, almeno per quelli che sono sufficientemente mattinieri. Il numero verde per chiamare in trasmissione è : 800.050.333 ed è attivo dalle 7 del mattino. Credo che ci sarà molto da leggere e da discutere specie sul fronte della politica interna, dove ho l'impressione che qualcosa bolla in pentola. Non so ancora cosa ma, mettendo insieme il riavvicinamento di Casini alla Cdl, la rivolta dei piccoli partiti dell'Unione contro la riforma elettorale, le avvisaglie del "partito di Strada", le conseguenze del rapimento Mastrogiacomo sul piano internazionale, le cose per il governo Prodi non si mettono tanto bene... vedremo.

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1 COMMENT

  1. Egregio direttore,
    ho

    Egregio direttore,
    ho ascoltato alcuni giorni della sua lettura e commento dei giornali della scorsa settimana a “Prima Pagina” e con ritardo, causa un viaggio all’estero, mi permetto di scriverle direttamente sul suo blog su un tema che comunque non è diventato “vecchio” e, soprattutto, non lo diventerà.
    Mi riferisco al problema dell’energia, che oserei definire il “rebus del futuro”, per la risoluzione del quale credo necessario veramente il contributo di tutti.
    In particolare mi ha colpito la sua forte, netta oserei dire, convinzione pro nucleare. Ovviamente niente da eccepire sulla sua legittima opinione; non è mia intenzione controbattere o, peggio, polemizzare a tale riguardo, vorrei però fornire una serie di dati (da fonti ufficiali governative, consultabili sulla Relazione Energia 2004 e nel Compendio Energia Ambiente 2005) che parlano della situazione non solo italiana e che danno la possibilità di farsi un’idea più precisa, andando “oltre” al dibattito fazioso e semplicistico del “nucleare sì-nucleare no”.
    Alcun dati:
    in Italia attualmente il parco centrali elettriche dispone, grosso modo, di una potenza installata di circa 81000 MW così suddiviso: 15,2% idroelettrico, 82,5% termoelettrico, ca. 1,8% geotermico, ca 0,5% fotovoltaico+eolico.
    Non dispongo del dato di consumo medio giornaliero esatto ma non dovrebbe essere molto distante dai 30000 MWE avendosi avute nel recente passato punte max. di circa 52000 MWE (quando si sono denunciati rischi di black-out della rete).
    Pur se tale parco sarebbe sufficiente a soddisfare la richiesta di energia nazionale, il 15% ca del fabbisogno è importato; un ultimo dato ancora riguarda ca. il 3% di elettricità prodotta ed esportata.
    Secondo questi numeri, prescindendo dalla fonte di generazione, saremmo completamente autosufficienti alle necessità, avendo nominalmente un parco centrali installate che superano di oltre il 60% le punte di picco mai raggiunte. Ovviamente non è così perché ci sono centrali ferme in ristrutturazione e/o in manutenzione, ci sono quelle spente per altri motivi e, dopo la liberalizzazione, non essendoci più un unico soggetto gestore, è possibile che logiche industriali di gruppo determinino la non produzione di centrali efficienti.
    L’importazione avviene oggi come al tempo del monopolio semplicemente perché è economicamente conveniente in quanto si acquista, principalmente di notte e a prezzo molto conveniente, il surplus di energia elettrica prodotta da nucleare che sarebbe comunque altrimenti “versata” nella rete (nel senso anche di dispersa); questo perché, come saprà, i tempi tecnici per la riduzione della potenza elettrica erogata di un reattore nucleare sono tali che non permettono cicli giornalieri come invece è possibile con una turbogas, per cui l’energia elettrica viene svenduta di notte. Tra l’altro di notte, molta di questa energia veniva (e viene) usata per il pompaggio di acqua dai bacini idroelettrici a valle verso quelli a monte così che il giorno successivo l’acqua pompata con l’elettricità importata a bassissimo costo poteva produrre (produce) altra energia elettrica da immettere nella rete. Sicuramente conveniente.
    Volendo reinserire la produzione di energia elettrica usando combustibile nucleare, sarebbe plausibile modificare il rapporto % indicato all’inizio sostituendo almeno una quota pari al 20% delle centrali termo con centrali nucleari; a tale scopo dovremmo costruire una ventina di centrali nucleari della stessa potenza di quella fornita dalla centrale di Corso (840 MWE).
    I problemi tecnici da risolvere ineriscono la scelta di siti adeguati possibilmente con scarsa popolazione nei pressi, un grosso fiume per la necessità di attingere grosse quantità di acqua per il raffreddamento; bisognerà necessariamente prevedere almeno un sito per il riprocessamento del combustibile esaurito, uno per lo stoccaggio delle scorie. Tali siti dovranno essere individuati su un territorio piuttosto ristretto (l’Italia per ca. il 70% è montagnoso) e, a parte la Sardegna, di un certo rischio sismico superabile però agevolmente con l’ingegneria.
    Trascurando eventuali problemi di carattere socio-politico, ci sarà bisogno di un ingentissimo sforzo finanziario pubblico (quante altre tasse?) e tempi, nella migliore delle ipotesi, non inferiori ai 15-20 anni. Sui costi bisognerà poi aggiungere quelli di smantellamento impianti che normalmente vengono omessi nei sinottici comparativi sui costi di produzione del KW usando vari combustibili; bisognerà poi approvvigionarsi di combustibile nucleare anch’esso di importazione e anche lui non inesauribile.
    Per contro ci sarà una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica di ca. il 4% in quanto in Italia la necessità di energia sottoforma di energia elettrica è pari a poco più del 18 % del totale di energia consumata per cui l’ipotesi sù prospettata produrrebbe una diminuzione di importazione di combustibili fossili appunto inferiore del 4 % rispetto all’attuale.
    Questo scenario non è sicuramente risolutivo ma potrebbe dare un suo contributo; proprio per questo suo limite potrebbe avere paradossalmente la sua importanza in una fase di transizione. E’ chiaro però che bisognerà pensare “oltre” lavorando con molto impegno per es. “sull’efficienza energetica”, “sull’intensità energetica” in senso globale; potrà essere necessario …
    Altro si potrebbe aggiungere, ma non mi sento di rubarle altro tempo; in tutti i casi sarà solo propedeutico impostare il dibattito che ricerca le soluzioni in modo laico, escludendo ideologie e propaganda perché non è un tema che si potrà affrontare usando queste categorie. A livello nazionale ed internazionale.
    Con stima
    D. Cataldi

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