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L’Occidentale va a scuola

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Sono reduce dall’aver fatto due “lezioni” per le “summer school” organizzate da Forza Italia. Una si  è svolta a Salerno e una a Montecatini, la prossima e ultima sarà a Padova. In realtà si è trattato di due occasioni per parlare de l’Occidentale a molti ragazzi che non ne conoscevano l’esistenza ma che erano molto interessati al tema. Anche per me si è trattato di un’esperienza molto istruttiva.

In genere i ragazzi che ho incontrato erano tutti piuttosto delusi e scontenti dell’informazione e dei media che normalmente frequentano e molto – forse anche troppo - scettici  sui loro contenuti. C’è in somma un rapporto di sfiducia profonda tra questi giovani lettori e i giornali di cui dispongono.

La maggior parte di loro già preleva molte delle informazioni di cui ha bisogno su internet, alcuni avevano un loro blog o ne consultavano regolarmente qualcuno. L’Occidentale dunque era per loro una novità nel senso che non si erano ancora accorti della sua esistenza, ma non una cosa inusitata.

Mi ha fatto piacere constatare che la mia presentazione interessava sia coloro che potevano essere potenziali lettori sia quelli che aspiravano a qualche forma di carriera giornalistica. Il punto che cercavo di mettere in luce era infatti proprio questo: l’Occidentale rappresenta il tentativo di rimescolare i ruoli tradizionali del lettore e del giornalista, della redazione e del pubblico che compre il giornale. Su queste pagine i ruoli dovrebbero essere continuamente interscambiabili e, seppure in primissima battuta, mi pare che un poco già lo siano. L’idea è quella di formare una comunità a cui chi scrive e chi legge non solo  appartiene allo stesso titolo ma può liberamente scambiarsi di posto.

I ragazzi che partecipavano a queste scuole erano perlopiù under 30, non erano “ex” qualcosa, come spesso accade alla generazione successiva. Non avevano condizionamenti ideologici nelle loro scelte di lettura, tribù di appartenenza o abitudini da scrostare e neppure erano in cerca di un “giornale-partito”.

Il loro mi è sembrato un genuino interesse a sperimentare forme nuove di comunicazione e ad esserne in qualche modo protagonisti. Per questo credo l’interesse è stato reciproco: anche a noi piacerebbe veder crescere una generazione nuova di lettori e giornalisti. E nel nostro piccolo ci stiamo provando:  scusate se è poco…

 

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