Lockerbie si raccoglie per 20esimo anniversario attentato
21 Dicembre 2008
di Redazione
La città scozzese di Lockerbie si raccoglie oggi per il 20esimo anniversario dell’attentato contro un aereo della Pan Am, che causò la morte di 270 persone, seminò panico e provocò una grave crisi internazionale con la Libia. Questa cittadina di quattromila anime, il cui nome è ormai legato alla tragedia, ha in programma diverse cerimonie, la maggior parte in sordina, per ricordare ciò che resta oggi dell’attentato più grave mai messo a segno in Gran Bretagna.
Quel 21 dicembre 1988, era appena scesa la sera e la gente terminava gli acquisti di Natale, quando una pioggia di fuoco si è abbattuta su Lockerbie. Il Boeing del volo 103 Londra-New York, con 259 persone a bordo, si stava polverizzando a circa 9.400 metri d’altitudine. A terra "piovevano" i pezzi della fusoliera, i corpi a brandelli dei passeggeri e gli abiti strappati: undici gli abitanti uccisi della cittadina scozzese.
"Fu la cosa più simile all’inferno che spero di non vedere mai", si ricorda George Stobbs, ispettore di polizia in pensione, che era appena tornato a casa quando si rese conto del dramma alla tv. Allora accorse nella vicina strada di Sherwood Crescent, dove era precipitata la carlinga dell’aereo. Vide "un grande cratere, una grande massa di fuoco. Il calore era intenso. Ho visto fondere una porta di ferro come se qualcuno avesse passato un ferro da stiro sul burro".
Vent’anni dopo, se il ricordo resta vivo, le tracce della tragedia sono scomparse da Lockerbie. Un giardino pubblico ricopre il luogo del cratere a Sherwood Crescent. Solo un memoriale, costruito nel cimitero, ricorda la catastrofe. L’attentato, che provocò la morte di 180 americani, un bilancio senza precedenti, mise la Libia al bando della Comunità internazionale per almeno due decenni. Dopo 12mila interrogatori fatti in 54 paesi, gli inquirenti britannici e americani sono risaliti a due cittadini libici: Abdelbaset Ali Mohamed Al-Megrahi e Al-Amine Khalifa Fhimah. Rifiutandosi di espellerli, Tripoli è stata sottoposta a partire dal 1992 a delle sanzioni internazionali (embargo militare, aereo e su degli equipaggiamenti petroliferi, e congelamento dei beni finanziari).
La Libia decise nel 1999 di rimettere i sospetti alla giustizia scozzese. Furono processati da un tribunale straordinario nei Paesi Bassi, sulla base militare di Camp Zeist. Il 31 gennaio, la corte assolse Fhimah, ma condannò al Megrahi all’ergastolo, con un periodo minimo di reclusione di 27 anni. Al Megrahi ha continuato a rivendicare la sua innocenza. Nel giugno 2007, è stato autorizzato a deporre in secondo appello contro la sua condanna in seguito a un fallimento nel 2002. L’appelo dovrà essere saminato nel 2009. Il libico 56enne, che soffre, secondo i suoi avvocati, di un cancro alla prostata in fase terminale, ha presentato una domanda di scarcerazione su libertà condizionale, respinta a novembre. Alcuni familiari dubitano della colpevolezza di Al Megrahi, mentre secondo molti esistono parecchie zone d’ombra attorno all’attentato.
Le sanzioni internazionali, sospese dal 1999, sono state definitivamente revocate il 12 settembre 2003, dopo che Tripoli ha riconosciuto la sua responsabilità nell’attacco e firmato con Londra e Washington un accordo di risarcimento delle vittime. Nell’ottobre di quest’anno la Libia ha versato alle famiglie americane i risarcimenti dovuti, togliendo l’ultimo ostacolo alla normalizzazione delle sue relazioni con gli Stati Uniti, avviate due anni prima. A Lockerbie, si spera intanto di voltare definitivamente pagina, anche se la memoria del dramma non si cancellerà mai.
fonte: APCOM
