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L'uovo di giornata

L’odio di chi combatte l’odio…

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Di statue imbrattate o buttate giù in queste settimane ne abbiamo viste diverse. Accanto ad esse spesso sono apparse persone festanti come se avessero vinto la Coppa del Mondo. Un atteggiamento di giubilo, non c’è dubbio. Ma perché? Cosa c’è da festeggiare? Qualcuno dice: le statue che buttiamo giù rappresentano l’odio e la discriminazione razziale. O comunque hanno avuto a che fare con essa.

Bene. Però è strano che nessuno sia arrivato a farsi questa domanda semplice semplice: siamo sicuri che per combattere l’odio razziale (da condannare senza se e senza ma, quando è reale) oppure l’odio in generale, occorra utilizzare la stessa moneta? Se quelle statue rappresentano l’odio verso qualcuno, abbattendole non si sta forse “odiando chi si dice che ha odiato”? E allora in che cosa si differenziano i nuovi paladini del “no racism”?

Qualcuno diceva: l’albero si riconosce dai suoi frutti! Da un albero con radici cattive non possono venire fuori frutti buoni. Fuor di metafora, quella che si sta combattendo in questi giorni, assomiglia più ad una iconoclastia politicamente corretta che ad una vera e seria campagna contro il razzismo.

E non ci vogliono analisi sofisticate per accorgersene. Se si vuole veramente combattere l’odio, bisogna utilizzare il suo opposto: l’amore, l’accoglienza dell’altro in tutto e per tutto, per assurdo anche mentre odia. Certo, molte volte è utile una fase di denuncia delle discriminazioni. Ma questa fase non può contemplare l’utilizzo della stessa moneta del carnefice.

Così facendo si presenta come una sorta di razzismo considerato “più legale” – specie se viene da sinistra – rispetto a quello “normale” da condannare. Più legale solo perché accettato dal pensiero dominante del politically correct, non certo per forma o sostanza.

Sembrerà banale ribadirlo, ma in un mondo in cui viene condannato chi sostiene che le foglie sono verdi, forse ricordare questa verità tanto banale non è: quando si odia qualcuno, non si sta combattendo il male: si sta dalla sua parte! E i frutti si vedono.

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