Lodo Alfano: Napolitano smentisce accordi con il governo

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Lodo Alfano: Napolitano smentisce accordi con il governo

12 Ottobre 2009

“Non c’è stato alcun patto con il governo”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna sulla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta. In una nota dell’ufficio stampa del Quirinale si smentisce l’esistenza di accordi per garantire l’approvazione della legge che prevedeva la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato.

Una volta che il capo dello Stato rilevò l’incostituzionalità dell’emendamento ‘blocca processi’ inserito al Senato nella legge di conversione del decreto 23 maggio 2008 – si legge nella nota del Colle – “il Consiglio dei ministri ritenne di adottare il disegno di legge Alfano in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica ne autorizzò la presentazione al Parlamento, e dopo l’approvazione da parte delle Camere promulgò la legge”.  Secondo la nota del Quirinale tale “promulgazione, comunque motivata non poteva in nessun modo costituire ‘garanzia’ di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso. Il rispetto dell’indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici – doveroso per tutti – ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi presidente della Repubblica”. Infine il Quirinale sottolinea che “la collaborazione tra gli uffici della presidenza e dei ministeri competenti è parte di una prassi da lungo tempo consolidata di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità”.

Nel frattempo in ambienti vicini alla Consulta, trapela che i giudici costituzionali nel bocciare la norma per violazione del principio di uguaglianza tra cittadini, avrebbe individuato nella sentenza del 2005 (numero 451) che allora riguardò “il caso Previti”, una via per trovare un punto di equilibrio tra le esigenze pubbliche di chi ricopre alti incarichi istituzionali e quelle di un eventuale procedimento penale nei loro confronti. In sostanza, partendo dalla sentenza di quattro anni fa della Corte (che sta preparando le motivazioni del pronunciamento sul Lodo Alfano) , nel caso dei processi che riguardano il premier questi andrebbero avanti ma i giudici avrebbero l’obbligo di fissare, d’intesa con Berlusconi, un calendario delle udienze che tenga conto degli impegni istituzionali del presidente del Consiglio, in modo da evitare coincidenze e non compromettere il diritto di difesa.