Lodo Alfano, Quagliariello: “Dalla Consulta motivazioni pretestuose”
20 Ottobre 2009
di Redazione
"Le argomentazioni con le quali la Corte Costituzionale ha motivato la sua sentenza sul lodo Alfano non modificano il severo giudizio espresso il giorno del pronunciamento. Anzi, se possibile lo rafforzano". E’ il commento del vicepresidente vicario dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello che osserva come "entrambi i capisaldi sui quali la Consulta ha fondato la sua decisione appaiono deboli e pretestuosi. Per quanto riguarda la necessità di ricorrere a una legge di rango costituzionale, non si può affermare che tale aspetto non fu affrontato nel 2004 per ‘economia di giudizio’. Per ‘economizzare’ la Corte può infatti ritenere assorbite alcune questioni sottoposte al suo esame, ma non quella relativa allo strumento legislativo utilizzato per introdurre una norma, che è aspetto preliminare, dirimente, e ove fosse sussistito avrebbe dovuto essere rilevato già cinque anni fa. Così non è stato. Restiamo dunque convinti che sotto questo profilo la Corte Costituzionale abbia sviato l’attivita’ del Parlamento – e non solo del Parlamento -, che alle sue indicazioni si era scrupolosamente attenuto".
Quanto alle valutazioni della Consulta sulla posizione del premier rispetto ai ministri, secondo Quagliariello "continuare a considerarlo un ‘primus inter pares’ vuol dire non aver compreso quali cambiamenti si siano prodotti nell’assetto costituzionale dal momento in cui l’avvento della democrazia maggioritaria ha consentito ai cittadini di individuare il presidente del Consiglio, con la sua coalizione e il suo programma elettorale. Prendiamo atto – conclude l’esponente del Pdl – che per i supremi custodi della costituzionalità delle leggi la leale collaborazione fra organi istituzionali e il senso della Costituzione che pulsa nel corpo vivo della nazione non valgono il gusto di gettare all’aria il tentativo di creare in Italia un potere finalmente legittimo".
