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La battaglia di Gaza

L’offensiva israeliana è un successo ma Hamas non si arrenderà facilmente

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Fare un’analisi militare attendibile di un conflitto come quello in corso a Gaza non è semplice. Le informazioni “buone” scarseggiano. Per di più quel poco che c’è va depurato dall’effetto distorcente delle propagande incrociate. Ciononostante, possono essere effettuate le prime valutazioni.

Israele ha impegnato nelle operazioni circa 10.000 uomini. Due brigate di fanteria, la Golani e la Givati, la 35ª Brigata paracadutisti e la 401ª Brigata corazzata (più, pare, un battaglione della storica 7ª Brigata corazzata). E poi unità del genio e forze speciali. Il tutto supportato da Aviazione ed elicotteri Apache. Sul campo l’azione militare israeliana ha seguito tre direttrici principali. Una meridionale per prendere il controllo del corridoio Philadelhia, cercando di smantellarne il sistema di tunnel che consente il rifornimento di Hamas, e accerchiare la roccaforte integralista di Khan Younes, una al centro per isolare Gaza City ed una settentrionale per mettere in sicurezza le principali aree da cui vengono lanciati i razzi contro le città israeliane e sigillare il campo di Jabalhia.

Almeno per il momento Tsahal si è guardato bene dal penetrare nei centri urbani per ingaggiare in una battaglia casa per casa i miliziani di Ezzedin Al Qassam. Il Governo Olmert ha posticipato questa fase delle operazioni. Si vogliono evitare vittime civili il più possibile e contenere al massimo anche le perdite tra le proprie file per evitare un ripetersi, su scala maggiore, della furiosa battaglia di Jenin nell’aprile 2002 che costò la vita ad oltre 20 militari israeliani. La strategia è chiara: togliere libertà di manovra ai miliziani e tagliarne i rifornimenti. Mentre la morsa si stringe viene dato spazio a colpi di mano mirati – condotti soprattutto da forze speciali e parà – e ai raid aerei. La presenza militare sul terreno, inoltre, migliora la qualità dell’intelligence in mano israeliana ed incrementa la precisione negli attacchi. Anche se – come dimostrano i recenti episodi – andare per il sottile in un’area ad alta densità di popolazione come la Striscia non è certo facile. Resta il fatto che se gli israeliani avessero davvero adottato la vecchia strategia sovietica improntata sulla potenza di fuoco – come qualcuno erroneamente ha detto su organi di stampa nazionali – le vittime civili sarebbero veramente migliaia e non le 200 di adesso.

La condotta adottata finora sembra dare buoni risultati. Il lancio di razzi contro le città israeliane è letteralmente crollato rispetto ai primi giorni di guerra e l’arsenale di Hamas si sarebbe ridotto di oltre il 60%. Danni gravi sarebbero stati inflitti anche all’infrastruttura logistica di Hamas – dedita alla produzione dei razzi ed al supporto delle unità operative – ed al sistema di tunnel che attraversa il corridoio Philadelphia. Se ai generali viene lasciato ancora tempo, Israele potrebbe guadagnare una posizione di forza sul campo da mettere a frutto in un successivo round negoziale. Sarebbe un buon risultato visto che le pressioni diplomatiche e gli eventuali costi umani non consentirebbero di sradicare del tutto Hamas dalla Striscia.

Dal canto suo, l’organizzazione militare di Hamas si sta dimostrando un osso molto duro. Ezzedin Al Qassam ha compiuto molti progressi negli ultimi due/tre anni. L’organizzazione può contare su sei brigate – una di stanza a nord, due a Gaza City, queste ultime comandate dal capo di Ezzedin Ahmed Jabari, una nel settore centrale ed altre due brigate di stanza nel settore meridionale, una a Khan Younes ed una Rafah – per un totale di circa 10.000 operativi. A questi bisogna aggiungere i circa 10.000 uomini delle forze di Polizia, la Forza Esecutiva, ed un altro migliaio di miliziani della Jihad islamica che stanno prendendo parte ai combattimenti. La qualità operativa di questi combattenti è migliorata notevolmente grazie soprattutto ai corsi di addestramento impartiti nei campi della Striscia da istruttori di Hezbollah ed ai corsi che molti di loro vanno a fare direttamente in Iran (passando prima dal Sinai e poi dal Sudan). Enormi progressi sono stati fatti anche nel settore delle capacità “balistiche”. Durante l’operazione Piombo Fuso Hamas è stata in grado di colpire in profondità nel territorio israeliano come mai aveva fatto passato. Sono state raggiunte Ashdod, a 37 km da Gaza, e persino la città di Gedera, a 45 km di distanza dalla Striscia.

Anche in questo caso il supporto iraniano ha permesso di fare il salto di qualità. Per prima cosa sono state incrementate le capacità di assemblaggio, fabbricazione e manutenzione delle officine di Hamas. I miliziani hanno imparato a miscelare in modo più accurato i propellenti e gli esplosivi e questo ha permesso di incrementare le gittate dei Qassam ed appesantirne le testate. Con i Qassam adesso si arriva a colpire fino a 15 km di distanza. Poi, tramite i tunnel di Rafah, sono stati introdotti in modo massiccio razzi Grad modificati dagli iraniani e gli ancor più temibili WS-1E cinesi da 122 mm con una gittata di 40 km. Probabilmente assieme a questi sono stati importati anche un numero limitato di Fajr-3, usati anche da Hezbollah, con calibro da 240 mm e gittata di 45 km. I razzi vengono riadattati per essere lanciati da siti improvvisati o da lanciatori rudimentali installati su pick-up. La scarsa precisione dimostrata fin qui dall’arsenale di Hamas è da imputare al fatto che i motori dei razzi entrano a Gaza in sezioni, proprio per facilitarne il contrabbando attraverso i tunnel, disassemblate dal corpo dei tubi. Le realizzazione finale avviene poi in loco nelle officine. Nulla a che vedere con Hezbollah che si vede arrivare il prodotto “completo” in container nel porto di Beirut o su autocarri provenienti dalla Siria.

L’arsenale di Hamas è completato da anticarro Sagger e Konkurs, lanciagranate RPG-7 ed Al Yassin, una copia artigianale dell’RPG-2, e mortai di diversi calibri. Di questi ultimi sono disponibili anche pezzi da 120 mm che utilizzano munizioni di fabbricazione iraniana dotate di un motore ausiliario per incrementarne la gittata. Nel complesso l’arsenale di Hamas, pur se migliorato, è poca cosa se paragonato a quello di Hezbollah. Ma è comunque sufficiente per imporre agli israeliani costi altissimi in un eventuale scontro urbano casa per casa.

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