L’Onda della protesta travolge anche se stessa
17 Novembre 2008
di Redazione
A chiunque abbia tentato di attraversare Roma venerdì pomeriggio il pensiero gli deve aver almeno sfiorato il cervello: ma siamo proprio sicuri che questa giovane generazione merita tutti gli sforzi che si stanno facendo per assicurargli un futuro migliore?
Vabbè lo capiamo tutti: ogni anno si è trovato un pretesto per autogestire, occupare, protestare, contro questo o quel governo. Ogni anno si è trovato l’espediente per farsi la gita a Roma, con trombette, fumogeni e bandiere al seguito. E magari ci scappava anche un po’ di shopping a via del Corso.
Ma se quelli scesi per le strade della capitale la scorsa settimana sono gli studenti italiani c’è poco da stare allegri, con o senza la riforma Gelmini.Bivacchi in piazza Venezia, fumogeni a Trastevere, i cori da stadio in tutto il centro della città. Dal corteo principale ne è partito un altro che poi si è suddiviso ancora, e poi ancora, fino a formare serpentelli di ragazzini senza né capo né coda. Risultato? Città bloccata, auto ferme, appuntamenti rimandati, tre milioni di romani inferociti e forze dell’ordine immobili ad osservare sciami di adolescenti. Ora, i paragoni contano fino ad un certo punto. E non stiamo certo a scomodare i padri del ‘68 o del ’77. Basterebbe prendere come termine di paragone i movimenti studenteschi degli anni novanta, la famosa Pantera.
Loro almeno un corteo dignitoso erano in grado di organizzarlo. Avevano un percorso preciso e fuori da quello non uscivano. È vero che il movimento si chiama “l’Onda” e non si fa cavalcare da nessuno. Nemmeno da chi ne fa parte. Ed infatti i manifestanti sono finiti tutti zampe all’aria, sdraiati a terra stravaccati, appoggiati ai bidoni della spazzatura. Ma forse il nuovo prefetto di Roma, senza negare, per carità, il diritto a manifestare a nessuno, potrebbe far sapere a questi giovani che ogni tanto, ma solo ogni tanto, “ordine” e “disciplina” continuano a servire.
