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L’Onu non sa cos’è un genocidio

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“Dopo la Prima Guerra Mondiale, durante la quale oltre un milione di Armeni furono assassinati in Turchia, l’avvocato polacco Raphael Lemkin sollecitò la Lega delle Nazioni a riconoscere i crimini di barbarie come crimini internazionali”. Questa semplice  didascalia, contestata dall’ambasciatore turco all’Onu Baki Ilkin e contenuta in  un pannello sotto il titolo”Che cos’è  un genocidio”, ha convinto il segretario generale delle Nazioni Unite, il sudcoreano Ban Ki Moon a cancellare un’intera mostra che si doveva inaugurare oggi al Palazzo di Vetro e che in realtà riguardava i massacri in Rwanda del luglio 1994.

In pratica per fare contento il governo turco si sono scontentati sia gli armeni sia i rappresentanti ruandesi presso le Nazioni Unite.

Il fatto si è consumato sotto gli occhi degli esterrefatti frequentatori della sede newyorkese dell’Onu che speravano di visitare la mostra. E con grande delusione degli organizzatori che avevano preparato con dovizia di foto e particolari l’intera manifestazione per commemorare gli eccidi dei grandi laghi in Africa da parte degli hutu che intorno alla metà di luglio di tredici anni fa sterminarono quasi due milione di tutsi.  Una pulizia etnica che in molti fanno risalire alla responsabilità, per negligenza e sottovalutazione, dell’ex segretario dell’Onu, Kofi Annan.

“Era un testo che non ci piaceva. Faceva riferimento ai massacri degli armeni facendo paralleli con il genocidio in Ruanda”, ha candidamente dichiarato  l’ambasciatore turco Baki Ilkin.

Al Palazzo di Vetro il portavoce di Ban Ki Moon, Farhan Haq, ha ammesso che “le proteste turche hanno indotto Ban Ki Moon a cambiare idea”.

La mostra, pare, è stata rinviata. Riaprirà “quando il processo di revisione dei pannelli sarà stato ultimato”. E così Ban Ki Moon incomincia idealmente il proprio mandato la dove l’aveva lasciato il suo predecessore.

(dim.buf.) 

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