“L’operazione laptop può funzionare, purché non rimanga solo una promozione natalizia”
22 Ottobre 2007
di Redazione
Roberto Reali è professore di Egovernment all’università La Sapienza di Roma, ed è membro del Dipartimento Patrimonio Culturale del Cnr. Si occupa da anni di computer, sistemi informatici, informazione sul web. L’Occidentale ha chiesto proprio a lui se a proposito del computer “XO”
si può parlare di rivoluzione informatica. Se, grazie al laptop da 188 dollari, si può “insegnare a pescare” a molti milioni di bambini nel mondo?
“L’utilizzo della tecnologia nella direzione di una alfabetizzazione di
un sempre maggiore numero di persone – afferma Reali – è indubbiamente il seguito naturale di una
politica internazionale di lotta contro l’analfabetismo che ha visto
protagonisti per molti anni organizzazioni internazionali come l’Onu e
l’Unesco. La domanda se saper leggere e scrivere sia un modo per “pescare” ha
una risposta senz’altro affermativa. L’idea di fornire quindi strumenti
tecnologici solidi e a basso prezzo per questa finalità mi pare del tutto
accettabile in via di principio”.
Parliamo delle caratteristiche tecniche dell’OX – una Cpu x86
compatibile del tipo “AMD Geode Lx700″ con 256 MiB di memoria
DRAM e che gira a 433Mhz; un display a cristalli
liquidi di 7.5”, il computer può funzionare a
temperature di oltre 50 gradi centigradi, lo schermo si può vedere sotto il
sole, se cade non si rompe ed è fornito di una connessione wireless in grado di
“allacciarsi” alla rete anche a grandi distanze – non mi
sembra male per un pc da bambini, giusto?
Non parlerei di pc da bambini, parlerei piuttosto di una evoluzione
tecnologica hardware che vede ormai sul mercato personal computer sempre più
economici nei componenti pur avendo elevate
prestazioni. Questa configurazione ha più l’aria di un personal computer
economico destinato all’intero mercato mondiale che un prodotto specifico per
gli scopi didattici visti prima. Il problema poi dei costi del personal
computer è più legato ai software di utilizzo che alla configurazione hardware.
La presenza di una connessione wireless conferma questa ipotesi: questo tipo di
tecnologia è uno standard ormai per il mondo occidentale, meno per altri paesi.
Crede che l’attuale situazione italiana per quanto riguarda
l’accesso ad internet e in generale ai cosiddetti nuovi media sia accettabile,
oppure un computer del genere ci farebbe comodo? Magari anche nell’aula
d’informatica dell’Università “La Sapienza”?
Questo riguarda le politiche di investimento informatico delle
Università e non solo della Sapienza. La direzione è sicuramente però quella
della portabilità e della mobilità dei client e quindi prima di procedere a
investimenti nelle reti e nella abilitazione server occorre pianificare con
attenzione la struttura organizzativa anche delle informazioni che sta dietro
alle decisioni. Come al solito non è un problema tecnologico.
Ha seguito l’evoluzione della compagnia “OLPC”? Non crede
che dietro al progetto ci siano delle menti a dir poco geniali, in grado di
pensare ad un software per bambini già nel lontano 1967?
Il mercato legato agli strumenti di apprendimento informatico si è
presentato come problema direi sin dall’alba della introduzione di queste
soluzioni tecnologiche. Passare da una materia per pochi specialisti ad uno
strumento di utilizzo di massa non cambia la sostanza della questione. Credo
però che questa realtà di massima diffusione della tecnologia sia anche legata
ad alcuni sogni e speranze di rinnovamento non solo tecnico della fine degli
anni sessanta, quindi riconducibile a specifiche correnti culturali soprattutto
statunitensi
Sembra che, nonostante le promesse iniziali, i governi del Brasile,
della Nigeria e della Thailandia non siano disposti a spendere ingenti cifre
per comprare i computer “OX”, eppure si tratta di un buon
investimento per uno Stato, che ne pensa?
Dipende. Sappiamo come massicci investimenti in hardware e software
soprattutto nei paesi in via di sviluppo sono stati buoni affari per i paesi di
provenienza e non certo per quelli di destinazione. Vi è però un problema più
serio che coinvolge l’introduzione di tecnologie. Sarei di parere contrario a
massicci investimenti in questa direzione senza che vi sia stato da parte delle
organizzazioni di questi paesi un piano serio e realistico dell’utilizzo di
questi strumenti. Abbiamo assistito negli anni passati a operazioni di
introduzione forzata di tecnologie, soprattutto nelle pubbliche
amministrazioni, in strutture e
organizzazioni del tutto incapaci di utilizzarle e gestirle con ovvi vantaggi
per i fabbricanti di tecnologie meno per gli utenti finali di queste.
A partire dal 12 Novembre prossimo e per due settimane, sarà
possibile acquistare due laptop della “OLPC” (di cui uno
verrà recapitato ad un bambino del terzo mondo) per appena 281 euro (399
dollari), non crede che potrebbe essere un regalo di Natale molto
gradito per un ragazzino italiano?
Come modalità di finanziamento mi
sembra ottima e anche l’idea di marketing di un regalo di Natale che a prezzo
di normali Personal sul mercato possa permettere il finanziamento di una
macchina da destinare ad altri mi sembra di grande attrazione soprattutto nello
spirito buonista del periodo scelto. Sulla reale efficacia di questo acquisto e
quindi su come evitare che il personal diventi solo un opportunità di mercato
appartiene ad uno studio che non può esaurirsi nella settimana natalizia ma
richiede qualche esperienza in più.
