L’opposizione nega ma le manovre del governo favoriscono la ripresa

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L’opposizione nega ma le manovre del governo favoriscono la ripresa

23 Giugno 2008

Oggi arriva in Aula alla Camera, per affrontare la discussione generale sulla conversione, il secondo decreto legge varato dal Consiglio dei ministri nella riunione di Napoli. Si tratta del provvedimento che ha completamente abolito l’ICI sulla prima casa, detassato le ore di lavoro straordinario e i premi di produttività (su tali voci graverà un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali in misura del 10%). Il regime agevolato è disposto in favore dei lavoratori dipendenti del settore privato che, nel 2007, abbiano realizzato un reddito annuo per lavoro dipendente non superiore a 30.000 euro, mentre la misura del beneficio non potrà, in ogni caso, superare l’importo massimo di 3.000 euro lordi.

A nessuno può sfuggire – a partire dal Governo e dalla maggioranza – che gli interventi in esame presentano degli evidenti limiti, dovuti soprattutto all’ammontare delle risorse disponibili. L’impegno finanziario più rilevante – come è noto – è andato al taglio dell’ICI. Tuttavia l’Esecutivo  ha compiuto uno sforzo non indifferente (per più di 600 milioni in un semestre) allo scopo di finanziare le norme di detassazione di cui al decreto ora in conversione. Il provvedimento resta confinato in un ambito di sperimentazione fino a tutto il 2008 e si applica, intanto, solo ai dipendenti privati, mentre l’eventuale estensione a quelli pubblici è rinviata ad una verifica che dovrà essere compiuta dai ministri interessati trenta giorni prima della scadenza della norma.

L’opposizione (nonostante il favore con cui i contenuti dell’articolo 2 sono stati accolti da tutte le forze imprenditoriali e da importanti organizzazioni sindacali come la Cisl) ha tenuto una linea di condotta  oggettivamente singolare, arrivando a criticare il decreto per non assolvere a ruoli e compiti che il Governo si è guardato bene dall’attribuirgli, essendo consapevole di poter dare solo delle prime risposte ma cercando di fornirle con un’impostazione corretta e lungimirante. L’opposizione ha rivolto, con monotona insistenza,  alcuni rilievi preoccupati alla scelta di detassare i premi aziendali e soprattutto il lavoro straordinario. Ha finto di non capire la ratio che aveva portato il ministro Sacconi  ad intraprendere con decisione tale scelta, al fine di incentivare non già miglioramenti retributivi purchessia ma di concentrare le disponibilità su quelle voci che, oltre ad aumentare il reddito dei lavoratori (per il solo lavoro straordinario sono stati calcolati benefici netti in un range compreso tra 360 e 750 euro in un semestre), favoriscano anche l’efficienza dell’impresa ed una più adeguata produttività del lavoro. Come se non bastasse, l’opposizione ha sostenuto che il provvedimento è intriso di discriminazioni. Di genere, innanzi tutto, perché le donne – prese dalle incombenze familiari – non si prestano a svolgere lavoro straordinario.

Naturalmente se la maggioranza si fosse azzardata a replicare che pur se fa straordinario l’uomo di casa il reddito della famiglia migliora, le Erinni del centro sinistra lo avrebbero accusato di essere politicamente scorretto. Purtroppo, invece, stante l’attuale struttura del mercato del lavoro, dove la componente femminile è minoritaria, qualunque intervento sulle retribuzioni finisce per favorire gli uomini. L’altro fattore di discriminazione – a sentire la sinistra – riguarderebbe il divario tra Nord e Sud. In sostanza, essendo gran parte della struttura produttiva nelle regioni del Centro Nord – dicono – la detassazione dello straordinario e dei premi discrimina il Sud. Non è forse un arrampicarsi sugli specchi avvalersi di questi argomenti ? Infine, l’esclusione del pubblico impiego dai benefici sperimentali previsti dall’articolo 2. I travet hanno trovato tanti avvocati difensori pronti ad evocare persino l’incostituzionalità della norma. A loro sono state ricordate le tante circostanze in cui sono state disposte regole diverse per i pubblici dipendenti rispetto a quelli privati. Il superincentivo al rinvio del pensionamento di anzianità, ad esempio, non valeva per i dipendenti pubblici. Neppure la possibilità di avvalersi del Tfr per finanziare la propria posizione individuale in una forma di previdenza complementare, riservata ai soli dipendenti privati.

C’è poi un’altra considerazione da compiere. Nel pubblico impiego è aperta una riflessione a tutto campo che comporterà delle profonde modifiche strutturali. Sembra logica allora la scelta di collocare l’eventuale detassazione dello straordinario e dei premi a valle delle riforme annunciate dal ministro Brunetta. Ma c’è soprattutto un ulteriore aspetto che la sinistra non coglie nella sua importanza (ovviamente se la normativa ora sperimentale dovesse consolidarsi). Con le misure sulla detassazione il Governo ha praticamente dato un contributo decisivo alla riforma della struttura della contrattazione. E’ evidente che le parti sociali saranno favorite nel negoziare a livello decentrato delle voci attinenti all’incremento della produttività proprio perché il corrispettivo renderà più pesanti le buste paga dei lavoratori.