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Clima elettorale incandescente

L’opposizione turca attacca il governo sulla Mavi Marmara

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Quando mancano poche ore alle elezioni politiche, in Turchia si sta intensificando una battaglia verbale tra i due principali partiti politici. L'argomento del contendere risulta essere l'ormai arcinota vicenda della Mavi Marmara in cui persero la vita otto cittadini di nazionalità turca. Ad accendere la miccia è stato il presidente del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), Kemal Kilicdaroglu, il quale ha lanciato pesanti accuse sul ruolo del governo in carica nell'incidente della Flotilla.

Il leader del CHP ha aspramente criticato il governo per aver mandato centinaia di attivisti verso Gaza senza considerarne le possibili conseguenze, ma sopratutto ha rivelato l'intento dell'esecutivo guidato da Erdogan di nascondere il proprio coinvolgimento nell'organizzazione dell'azione umanitaria. Calcando ancora di più la mano, Kilicdaroglu ha rivelato come un'investigazione riguardante l'incidente della Mavi Marmara sia stata “stoppata” per ordine del Primo Ministro Recep Erdogan, con il chiaro intento di insabbiare gli errori del governo: questo nonostante sia competenza del ministro della Giustizia dare o meno il permesso per un'inchiesta.

Rispondendo alle pressanti domande del capo dell'opposizione il ministro della Giustizia Ahmet Kahraman ha seccamente rispedito al mittente le accuse. In una nota scritta ha dichiarato: “Per far partire un'azione legale è necessario attendere il completamento di una procedura già in corso da parte del Pubblico Ministero”. L'inchiesta, infatti, sarebbe già in corso ad Istanbul.

Naturalmente le reazioni di altri esponenti del governo non si sono fatte attendere. Il ministro degli Esteri Davutoglu ha dichiarato “diplomaticamente” alla CNN:“Dovremmo tutti evitare degli atti che indebolirebbero la nostra posizione in merito all'inchiesta in corso presso le Nazioni Unite sull'incidente della Mavi Marmara”. Davutoglu ha successivamente bollato come “provocazioni” le questioni poste da Kilicdaroglu, sottolineando come siano le stesse proposte da Israele.

Molto meno accomodante è stata invece la reazione del Primo Ministro Erdogan, il quale ha approfittato della questione per dare la colpa ad Israele e ai suoi sostenitori per una presunta ostilità dei media internazionali nei confronti del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) di cui è leader. Secondo quanto riportato dal Turkish Daily News, Erdogan avrebbe affermato che “i media internazionali , essendo sostenuti da Israele, non sarebbero felici della prosecuzione del governo dell'AKP”. Erdogan intendeva riferirsi sopratutto all'approvazione manifestata dall'Economist nei confronti dell'opposizione turca in un articolo in cui si invitavano i turchi desiderosi di democrazia a votare contro il partito di governo, il tutto a circa una settimana dalle elezioni. Un altro ministro, Egemen Bagis, ha addirittura parlato di “un'oscura élite internazionale che controlla i media”, naturalmente a discapito dell'operato dell'attuale governo turco.

Insomma, quando manca davvero pochissimo alle elezioni in Turchia, l'atmosfera è incandescente e nonostante si profili una vittoria abbastanza scontata per l'AKP di Erdogan. L'elemento più interessante sarà probabilmente vedere se davvero l'AKP riuscirà ad ottenere una percentuale di voti tale da potersi permettere di modificare la costituzione, con l'obiettivo del presidenzialismo, senza il bisogno di compromessi con altri interlocutori politici. Qualora dovesse riuscirci, l'attuale maggioranza di governo ritiene comunque di avere ancora da superare l'ostacolo dell'ostilità dei media internazionali, a suo dire manovrati da Israele. Frattanto, i nuovi elementi proposti da Kilicdaroglu gettano ancora più ombre sull'intricata questione della Mavi Marmara.

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