Home News L’oracolo di Nusco e la monnezza di Napoli

L’oracolo di Nusco e la monnezza di Napoli

2
50

Dando prova di un fiuto giornalistico decisamente mal riposto, il "Corriere della Sera" ha pensato bene di intervistare Ciriaco De Mita sull’emergenza rifiuti in Campania. La redazione del più importante quotidiano nazionale sembra ignorare che De Mita e Bassolino sono alleati di ferro.

Bassolino ha potuto essere eletto presidente della regione Campania solo grazie ai voti che l’uomo di Nusco gli ha portato in dote. Tant’è vero che in cambio ha dovuto offrire contropartite sostanziose, come l’importantissimo assessorato alla sanità che è gestito da un demitiano di ferro (e, guarda caso, la sanità campana ha un deficit record). Purtroppo De Mita possiede nell’avellinese un cospicuo e inossidabile pacchetto di voti che è stato pagato a carissimo prezzo da noi contribuenti.

Fra le perle di saggezza che l’uomo politico irpino dispensa nell’intervista ne scegliamo una che ci apre un interessante prospettiva sulla sua visione del mondo: "Noi – osserva a un certo punto De Mita – della famigerata prima repubblica amministravamo seguendo le regole. Quelli di adesso, invece, fondano la loro autorità sul potere personale", per cui è quasi inevitabile "che la controparte della trattativa sia la camorra". La concezione della democrazia che ha De Mita non potrebbe essere espressa in modo più chiaro. O si fa ricorso al manuale Cencelli, alla lottizzazione, e quindi alla spesa pubblica incontrollata, oppure si finisce nelle mani della camorra. Per l’inossidabile Ciriaco non ci sono alternative. Il suo acutissimo cervello di intellettuale della Magna Grecia non può arrivare a concepire una democrazia del pubblico, nella quale i leader di due diversi schieramenti si confrontano alle elezioni su programmi definiti di cui rispondono a fine mandato. Insomma, a Nusco non hanno ancora scoperto il principio di responsabilità politica che è il cardine di tutte le moderne democrazie.

Come residente a Napoli e in Campania saluterei con grande favore le dimissioni della Iervolino e di Bassolino, che hanno dato prova di delittuosa inefficienza. Se venissero anche le dimissioni di De Mita da deputato sarebbe un ulteriore vantaggio per la democrazia italiana.

(m.g.)

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. De Mita, una cariatide di lotta e di governo
    Non so a chi corrisponda la sigla m.g., ma so che l’autore della nota – chiunque egli sia – merita i più vivi complimenti, starei per dire la più sincera gratitudine. Nell’intero panorama politico-mediatico, ormai, “L’Occidentale” è una delle poche oasi di verità e libertà.
    Le sortite di certe cariatidi della nostra politica, infatti, sono sconcertanti e non possono passare sotto silenzio. Sul Corsera di ieri De Mita attacca la Iervolino (“E’ assolutamente inadeguata, non può dire: qui non si deve fare la discarica, se poi non indica alternative”) e Bassolino (“Chi di immagine colpisce, di immagine perisce”). Affermazioni, per la verità, che mi sentirei di sottoscrivere in pieno. Ma c’è un piccolo dettaglio: se fosse l’analisi di un leader dell’opposizione o magari di un alieno sceso all’improvviso da Marte, tutto bene. Purtroppo, però, queste dure critiche e perentorie prese di distanza vengono da un signore che da decenni fa il bello e il cattivo tempo in Irpinia e resta (ahinoi) personaggio di primissimo piano in Campania, dopo che almeno a livello nazionale la sua stella si è appannata. Sarà anche vero, dunque, che De Mita aveva sponsorizzato un candidato diverso come sindaco di Napoli. Ma ciò non toglie che l’uomo di Nusco ed i suoi scudieri hanno poi appoggiato e sostenuto “Rosetta”: d’altra parte, militano da sempre nello stesso partito… E allora appare semplicistico e troppo comodo, oltre che un po’ patetico, il tentativo di lavarsene le mani, adesso. Ancora più clamoroso mi sembra l’atteggiamento nei confronti di Bassolino: sia pure con qualche più o meno finta baruffa di tanto in tanto, al tirare delle somme sono stati loro due i mammasantissima della politica campana negli ultimi lustri: perfino alle recenti primarie del Pd hanno condotto una battaglia fianco a fianco per l’elezione del segretario regionale contro ogni candidatura di alternativa, se non di rinnovamento. Suscita impressione e fa un po’ sorridere, dunque, vedere De Mita che ora pretende di ergersi a censore dell’operato di Bassolino (del quale non può non essere considerato compartecipe, se proprio vogliamo evitare la parola “complice”: basti pensare che il vice di Bassolino nella Giunta campana è l’ultrademitiano Valiante). E allora, a che gioco giochiamo? Non sarà che – a furia di teorizzare compromessi storici e di propugnare alleanze con la sinistra postcomunista, anche De Mita ha imparato il vecchio trucco dell’uomo di lotta e di governo?

    Avellino, 9/1/2008

  2. De Mita
    Ma lo hanno anche nominato uno dei “padri” del novello PD, il partito che promette sfracelli!!
    Come farà a dimettersi? Non può, è troppo impegnato.
    Un saluto

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here