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L’ospedale da campo a Bergamo, ecco la grande opera degli Alpini

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Abbiamo chiesto a Giorgio Sonzogni, alpino di Bergamo ed ex vicepresidente vicario dell’Associazione Nazionale Alpini, di raccontarci come si sono messi a servizio delle comunità più colpite dal Covid-19, in particolare per la realizzazione dell’ospedale da campo a Bergamo.

La drammatica e tragica e esperienza che stiamo vivendo in Italia, particolarmente in Lombardia, nelle province di Bergamo, Brescia, Lodi Cremona, dovuta alla pandemia del virus Covid-19, ha evidenziato ancora una volta la presenza attiva e la forza “civica” dell’Associazione Nazionale Alpini nel tessuto sociale Italiano.
Ancora una volta l’A.N.A. si è resa immediatamente disponibile e al lavoro con i suoi Soci, Alpini e Amici, con i propri mezzi e con le sue strutture, per aiutare le persone in difficoltà.
Nel caso di questa emergenza Covid-19 l’Associazione Nazionale Alpini ha da subito contribuito con il personale sanitario del suo G.I.M.C.(gruppo-intervento-medico-chirurgico) nell’attività di monitoraggio della temperatura corporea dei viaggiatori in rientro dall’estero e in arrivo negli aeroporti di Orio al Serio, Malpensa e Caselle; da subito ha messo a disposizione tutte le tende del reparto Sanità di Protezione Civile ANA installandole presso i numerosi Ospedali che erano e sono in difficoltà nei loro pronto soccorso, per il ricovero dei pazienti affetti dal Covid-19.
Ha immediatamente, come sempre nelle occasioni di emergenza nazionale o internazionale, messo a disposizione del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale la struttura dell’ospedale da campo A.N.A. e quando è giunta la richiesta ufficiale, da parte della Protezione Civile Nazionale di impiegare l’ospedale da campo, l’A.N.A. e gli Alpini hanno iniziato immediatamente a lavorare per dispiegare le strutture e i mezzi del proprio ospedale da campo, presso l’area Ente Fiera di Bergamo, con il supporto logistico della Protezione Civile e della colonna mobile A.N.A. e seguendo passo-passo e in prima persona, lo sviluppo dei progetti di implementazione dell’ospedale da campo A.N.A. e quello che era partito come idea di struttura campale di emergenza, a opera ultimata, è diventato a tutti gli effetti un reparto dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, con 72 posti posti letto in terapia intensiva e altri 72 posti letto in condizioni di terapia sub intensiva.

La disponibilità, la presenza, il lavoro iniziato dagli Alpini è stato un grande esempio che ha innescato straordinarie sinergie sul territorio che ha visto come protagonisti gli Artigiani volontari bergamaschi che sono accorsi in centinaia a fianco degli Alpini e, lavorando con competenza, passione e dedizione, 24 ore su 24, hanno conseguito l’obiettivo in soli sette giorni, dal 24 marzo al 1 aprile.
Un’opera realizzata grazie anche al fondamentale, generoso e tangibile supporto di numerosissimi donatori, sia a livello locale sia nazionale.
Da domenica 5 aprile l’ospedale è operativo sotto la guida e la Direzione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, mentre gli Alpini continueranno a supportarla con efficienza, logisticamente ed organizzativa mente.

Questa nuova dimostrazione, di presenza, di efficienza e di efficacia, in situazioni di emergenza, degli Alpini e della loro Associazione Nazionale, è un forte richiamo ai governanti e alla necessità di trovare per i nostri giovani forme di servizio alla Patria, per poter garantire anche in futuro straordinarie risposte come questa.

Per dirla “all’alpina” ripristinare la Naja, ripristinare l’art. 52 della nostra Costituzione, che prevede il sacro Dovere di servire la Patria attraverso le sue Istituzioni, civili e militari, su cui si basa e si regge la nostra giovane Repubblica Italiana, sospeso dal 1° gennaio 2005 come stabilito dalla legge n° 226 del 23 agosto 2004.

Giorgio Sonzogni, alpino di Bergamo, ex vicepresidente vicario associazione nazionale Alpini

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