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Il ricordo

Luigi Amicone, don Gius e la “baldanza ingenua” della CL che fu (di A. Morresi)

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Luigi Amicone più di ogni altro incarnava quella “baldanza ingenua” di cui don Giussani scrisse per dire di noi, della nostra compagnia di Comunione e Liberazione. Per questo la sua morte ci colpisce al cuore e ci addolora profondamente, dà l’idea di una perdita definitiva, di una esperienza conclusa.

Chi ha vissuto il CLU (Comunione e Liberazione Universitari) degli anni ‘80, chi ha in libreria il suo “Nel nome del niente” può meglio capire questa sensazione di incredulità e smarrimento, nel sapere della sua morte: lui era un uomo realmente aperto, libero e generoso e per questo imprevedibile, al di fuori di qualsiasi schema, e al tempo stesso riconoscibilissimo nella sua appartenenza alla nostra compagnia, anche adesso, in un tempo così distante da quegli anni, adesso che quella storia comune che abbiamo condiviso si è oltremodo sbiadita, fino a rendersi irriconoscibile.

Ma lui non ha mai mollato, non ha mai rinunciato e non lo avrebbe fatto mai. E’ sempre stato e restato dentro la nostra storia, caparbiamente.

E adesso che sei con Enzo, con Bertazzi, con don Ciccio, con Lele, e soprattutto adesso che sei di nuovo con il don Gius – l’elenco si sta facendo lungo, tristemente per noi ma non per te – vedi di darci una mano, da lassù, e indicaci la strada su cui andare.

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