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Il ricordo

Luigi Amicone, don Gius e la “baldanza ingenua” della CL che fu (di A. Morresi)

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Luigi Amicone più di ogni altro incarnava quella “baldanza ingenua” di cui don Giussani scrisse per dire di noi, della nostra compagnia di Comunione e Liberazione. Per questo la sua morte ci colpisce al cuore e ci addolora profondamente, dà l’idea di una perdita definitiva, di una esperienza conclusa.

Chi ha vissuto il CLU (Comunione e Liberazione Universitari) degli anni ‘80, chi ha in libreria il suo “Nel nome del niente” può meglio capire questa sensazione di incredulità e smarrimento, nel sapere della sua morte: lui era un uomo realmente aperto, libero e generoso e per questo imprevedibile, al di fuori di qualsiasi schema, e al tempo stesso riconoscibilissimo nella sua appartenenza alla nostra compagnia, anche adesso, in un tempo così distante da quegli anni, adesso che quella storia comune che abbiamo condiviso si è oltremodo sbiadita, fino a rendersi irriconoscibile.

Ma lui non ha mai mollato, non ha mai rinunciato e non lo avrebbe fatto mai. E’ sempre stato e restato dentro la nostra storia, caparbiamente.

E adesso che sei con Enzo, con Bertazzi, con don Ciccio, con Lele, e soprattutto adesso che sei di nuovo con il don Gius – l’elenco si sta facendo lungo, tristemente per noi ma non per te – vedi di darci una mano, da lassù, e indicaci la strada su cui andare.

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1 COMMENT

  1. Beh, io sono stato uno di quelli. Ho fatto l’università nella prima parte degli anni ’80 e stavo pure a sentire Giussani che ci guidava. Anni dopo mi sono chiesto chi glie lo faceva fare al povero Giussani di parlare con noi, così palesemente scadenti. Ho anche conosciuto Luigino. Mi divertiva molto sentirlo e in effetti era proprio ingenuo e baldanzoso. Venne a Macerata per un incontro sul suo libro in occasione dei 700 anni dalla fondazione dell’università. Arrivato davanti all’Università e quindi davanti all’enorme scritta: “700 anni dalla fondazione” il suo accompagnatore gli chiese: “Ma Macerata non era una università fondata negli anni ’70 per sgonfiare la protesta giovanile, come dicevi tu?” Davanti alla sua morte non ho alcun senso di vuoto e nessuno sbiadimento. Una volta, entrando nella sala dove si teneva l’assemblea con Giussani, ho avuto questa sensazione: sto per partecipare ad una assemblea di re che liberamente accettano la compagnia di una guida. Se poi uno volesse abdicare lo può fare, ma certo non dipende né dai morti, né dai vivi.

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