Lukashenko rischia di fare la fine di Gheddafi e Assad
08 Settembre 2011
Ormai il presidente bielorusso Lukashenko non si può nemmeno definire un dittatore sull’orlo di una crisi di nervi. I nervi sono saltati del tutto. Mentre il paese affonda come un sasso nell’acqua e bisogna darsi da fare perfino per trovare la carne, che i negozi ormai spesso vendono in maniera razionata, l’illuminato governante pensa a come salvare la pelle. Lui stesso vede arrivare, in un futuro non così lontano, tumulti popolari che faranno crollare la sua presidenza a vita. Essendo ormai convinto che sia vicino il giorno in cui un cittadino normale non riuscirà più a mettere assieme i soldi per pagarsi pranzo e cena, sa che polizia e servizi segreti (che si chiamano ancora KGB) stavolta non basteranno.
Certo potrebbe schierare l’esercito, ma può farci affidamento? Si tratta di forze armate formate da soldatini di leva, nella stragrande maggioranza ostili al governo e da impiegare contro i propri amici e parenti. E’ più facile che prendano a cannonate il palazzo presidenziale piuttosto che sparare contro la gente, come Lukashenko ha già affermato di essere disposto a fare in caso di “golpe”. Tra l’altro l’esercito è stato “regionalizzato”, per venire incontro ai soldati, per cui i reparti della regione della capitale Minsk, i primi a dover essere impiegati contro la popolazione, sono formati dai residenti di Minsk e dintorni. Immaginate come sarebbero entusiasti di sparare contro i loro stessi parenti, amici, vicini di casa… Deve averci pensato anche l’illuminata guida e ha quindi estratto il coniglio dal cilindro.
Ha quindi proposto ufficialmente che la CSTO (Collective Security Treaty Organization), alleanza politico-militare formata da Russia, Bielorussia e altri 5 stati asiatici appartenenti alla disciolta Unione Sovietica, estenda il suo mandato. In pratica la “forza di reazione rapida collettiva”, dell’organizzazione stessa, dovrebbe essere usata per prevenire “tentativi di colpi di stato” nei paesi membri. Tradotto in italiano significa che, se scoppiassero tumulti popolari contro il regime bielorusso, ci dovrebbe essere un intervento militare straniero per reprimere la rivolta. Di fatto arriverebbero carri armati russi nelle strade della capitale incaricati, se necessario, di sparare contro i “golpisti”. Una riedizione di quanto successe in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968.
L’assistente del presidente Medvedev, Sergey Prikhodko, nella giornata di oggi ha espresso l’approvazione per la proposta bielorussa, evidentemente su istruzione del Cremlino. Naturalmente i russi sanno che non faranno mai una cosa del genere. Chi conosce la storia sa che Mosca ci pensò non una ma dieci volte prima di mandare i carri con la stella rossa a Budapest e Praga. Figuriamoci se hanno voglia di pagare il prezzo politico ed economico di un simile intervento per salvare un regime già defunto. Vogliono solo fare contento Lukashenko perché ceda loro in fretta le aziende più interessanti prima del crollo. Questi, sentendosi con le spalle al muro e vedendo nei carri armati russi l’ultima possibilità di sopravvivenza, potrebbe diventare più malleabile. Il fatto che pensi che i russi lo soccorreranno con l’esercito, e che sia possibile in un paese europeo prendere a cannonate la gente, fa ormai dubitare della sua completa sanità mentale. Incrociamo le dita e speriamo che l’agonia finisca presto e nella maniera più indolore possibile…
