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L’ultima sfida di McCain a Obama: un faccia a faccia con i veri elettori

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Le dimensioni contano. Anche nelle presidenziali americane. Da giorni, gli staff di Barack Obama e John McCain discutono sul formato dei dibattiti elettorali. La querelle è nata dalla proposta del senatore dell’Arizona di tenere dieci incontri con il candidato democratico prima dei tre canonici dibattiti televisivi, in programma in autunno.

Il modello dei duelli che ha in mente McCain è il cosiddetto town hall meeting. In uno spazio relativamente piccolo - un auditorium scolastico, un salone parrocchiale o un’aula di municipio - i candidati sono impegnati in un botta e risposta con un gruppo di elettori. Nessun testo preparato. Nessun cronometro a verificare la durata delle argomentazioni. Massima libertà per una forma di partecipazione popolare, che affonda le radici nella migliore tradizione democratica americana. Dal canto loro, i famigliari di due presidenti, il repubblicano Ronald Reagan e il democratico Lyndon Johnson, si sono offerti per ospitare nelle biblioteche a loro dedicate (in California e Texas) due town hall meeting con i candidati alla Casa Bianca. In un primo momento, Obama è sembrato propenso ad accettare l’invito del suo avversario. Poi, però, il manager del senatore dell’Illinois, David Plouffe, ha smorzato l’entusiasmo con una controproposta: due soli incontri (uno il 4 luglio, l’altro in agosto sulla politica estera) prima dello showdown autunnale. McCain non ha accettato quest’offerta al ribasso e il suo portavoce Tucker Bounds ha avuto gioco facile nell’affermare che “Obama chiede più requisiti per parlare con John McCain che con Mahmoud Ahmadinejad”.

 

In realtà, lo staff di Obama ha sentito puzza di bruciato. Dietro la proposta di McCain ha, infatti, colto (a ragione) il tentativo di neutralizzare il vero asso nella manica del senatore afro-americano: la sua oratoria. Barack Obama si sente perfettamente a suo agio di fronte a 20 mila persone (in un comizio a Portland ne ha radunate oltre 70 mila). Recita come un attore navigato. Legge il discorso sul teleprompter dando l’impressione che le parole gli sgorgano dal cuore spontaneamente. Sa quando è il momento giusto per una pausa, per un sorriso. La sua voce calda ha già fatto innamorare migliaia di signore americane (vedi le dichiarazioni, da liceale alla prima cotta, di Scarlett Johansson). Tutti, comunque vada, anche fra trent’anni si ricorderanno del suo “Yes, we can”, scandito come il refrain di una canzone soul.

McCain, invece, quando legge i discorsi preparati risulta goffo. Non azzecca le pause, incespica, appare impaziente. E la sua voce non scalda il cuore. Nelle assemblee popolari informali, però, McCain è un candidato trasformato. Il senatore repubblicano - ha scritto Michael Scherer sul Time - sa come interagire con l’uditorio. Nonostante un ginocchio malandato, il candidato del GOP ama portare il microfono a chi ha alzato la mano per porgli una domanda. McCain scherza sul suo caratteraccio, racconta aneddoti sul suo servizio in marina, dispensa pacche sulle spalle e battute sagaci. In un contesto come questo, l’esperienza di John McCain (uno che è andato in Vietnam negli anni in cui il suo avversario iniziava la scuola elementare) dovrebbe avere la meglio sulla dialettica di Barack Obama. Peraltro, il candidato democratico è in testa ai sondaggi ed ha molti più soldi da spendere di McCain. Dunque, per il senatore dell’Arizona, dieci eventi trasmessi dalle tv nazionali, senza mettere mano al portafoglio, sarebbero una manna dal cielo.

Qualche giorno fa, impegnato in un town hall meeting nel New Jersey, McCain ha spiegato perché questa formula gli vada così a genio. “Questi incontri”, ha detto, “sono i più importanti non solo perché danno a voi l’occasione di ascoltare me, e vi assicuro che non parlerò troppo a lungo, ma soprattutto perché danno a me l’occasione di ascoltare voi”. McCain ama i town hall meeting. In fondo, gli hanno salvato la campagna presidenziale. Quando, un anno fa, in ben pochi erano disposti a scommettere sulle sue chance di vittoria, McCain era nelle scuole, nei pub, nelle parrocchie e nei circoli del New Hampshire a costruire la sua ennesima rivincita.

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