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L’Ultima Spiaggia

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Si sono dati convegno sulla spiaggia di Capalbio. Sono giunti accompagnati dai loro figli: Laudonia, Ginevra, Domitilla, Rebecca, Manfredi, Ranieri, Domiziana, Lucrezia e Zoe. Maria no, l'hanno lasciata a casa: con quel nome così normale che trasuda superstizione, povera bambina! Si sono contati. Ed hanno sentenziato: il quorum c'è! Vota il 100% degli aventi diritto. I bagnini, ovviamente, sono stati tenuti fuori dal conto. Per quanto la canottiera sia rossa, l'afrore d'ascella fa venire meno, automaticamente, il diritto al voto. E poi c'è quello con la bandana. Si ostina a non levarla, nonostante il pericoloso precedente.

Così l'Atene del Tirreno si è preparata, durante il week-end, all'evento che avrebbe segnato un'altra tappa nelle sorti progressive della nazione. Mai così compatta. Sembra che Platone, nella tomba, si sia rivoltato per l'invidia: ben ventisette di loro sono entrati nei magnifici cento riportati sulla copertina dell'Espresso, al fine di accompagnare con immagini liete l'attesa delle masse, in fila di fronte ai seggi già dal venerdì sera.

Poi è stata celebrata la "riconciliazione della mazzetta". Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa con Ezio, Paolo e Marcello che partecipano il lieto evento su un piano di perfetta parità: tutti schierati dalla parte giusta senza se e senza ma. Sulla scia della vittoria pregustata si è immaginato, persino, che Paolo, il conducator del Premio Capalbio, per un anno potesse fare a meno di cercare il gonzo di turno di centro-destra per gratificare con le ambite targhe soltanto i buoni: bontà laicista, ovviamente. Di gran lunga preferibile a quella cristiana. Pensate, nell'occasione sono state perdonate persino alcune "scappatelle" di Pigi, accompagnatosi per un periodo con preti e con quei rinnegati di Pera e Ferrara. Acqua passata, si è attivamente pentito! Ha stroncato la Scaraffia e pubblicato un duplice attacco a Benedetto XVI proveniente, addirittura, dalla penna di Sergio Luzzatto: roba forte! Dicono che il Santo Padre, turbato, per un attimo abbia preso in seria considerazione l'esempio del predecessore Celestino!

Ma quando le prime ombre della sera sono cadute sulla domenica, e si sono diffusi i dati ancora parziali, lo sconcerto si è impossessato degli astanti. Per prima cosa, è stata presa in considerazione la tesi del complotto. Viste le percentuali microscopiche della Calabria si è pensato al Cardinale Ruffo. Un indizio ha orientato la colta comitiva: Fabrizio Ruffo dei duchi di Baranello già in un altro 13 giugno, quello del 1799, era riuscito a penetrare la cittadella rivoluzionaria, infrigendo un duro colpo alla Dea Ragione: difficile pensare che sia stata solo una coincidenza! Si è scavato nella sabbia, in ogni direzione. Ma proprio non si è trovato appiglio. Si è poi passati all'autocritica, chiedendosi quando ci si era distratti. Come è potuto accadere che il popolo, Sovrano solo quindici giorni prima, al momento della fantastica elezione di Niky Vendola, si sia improvvisamente fatto Bove? Infine, al lume di candela, assaporando lo spaghetto, è stata trovata la soluzione corretta: la colpa è dell'egoismo, dell'indifferenza e, diciamolo, dell'incoltura degli italiani, che badano solo al loro piacere e sono incapaci di apprezzare quanti sacrificano persino il week end per il loro progresso: bisogna reagire! A questo punto si sono presi per mano e, come per magia, sull'arenile si è formato un magnifico girotondo. E così trascorrerà, in fervore di propositi, anche quest'altra estate. Sull'Ultima Spiaggia.

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