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L’unica cosa che ha la destra è la cultura

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Nei giorni scorsi, sul “Corriere della Sera”, Piero Ostellino ha rilanciato la questione della mancanza a destra di una cultura degna del nome. Premesso che, di solito, sono d’accordo con Ostellino anche quando non lo sono, questa volta dico che ha torto e basta.

Non sono sicuro, infatti, che l’area del centro-destra italiano abbia una linea e un programma politico; non sono sicuro che abbia una classe dirigente e strutture politiche adeguate, capaci di produrre amministratori locali competenti (mi sembra già abbastanza grave). Ma la cultura no. La cultura, in questo momento, è forse l’unica cosa che il centro-destra ha.

Non c’è tema culturalmente rilevante che non trovi la sua elaborazione migliore proprio nell’area del centro-destra. Mancano forse intellettuali militanti sul modello ben noto a sinistra; questo sì, ma potrebbe anche essere un bene. In ogni caso, dalle più scottanti questioni bioetiche a quelle riguardanti l’organizzazione dello Stato o la scuola o l’università, le poche idee decenti in circolazione provengono dall’area del centro-destra. Basterebbe soltanto dare un’occhiata a ciò che in questi ultimi anni è stato prodotto dalla Fondazione Magna Carta o dalla Fondazione Liberal. La vera crisi culturale di cui poco si parla riguarda piuttosto la sinistra. La quale, però, pur essendo culturalmente in agonia, dispone ancora dei giusti strumenti per farsi sentire. Esattamente ciò che manca dall’altra parte, nel centro destra, appunto. E questa sì che è una questione spinosa, che richiederebbe, specialmente nel centro destra, una riflessione approfondita.

A tal proposito mi permetto un suggerimento: anziché offrire ai cosiddetti intellettuali d’area posti di rappresentanza in parlamento, si offrano loro adeguate rappresentanze nelle grandi istituzioni scientifico-culturali, oppure la direzione di collane editoriali o rubriche culturali sulla stampa o su qualche rete televisiva. In pochi anni ci renderemmo conto che la favola della mancanza di una cultura di destra (l’espressione mi sembra invero un po’ rozza) è appunto soltanto una favola.

Sergio Belardinelli

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2 COMMENTS

  1. la cultura a destra
    Sono sostanzialmente d’accordo con l’articolo di
    Belardinelli, è necessario che la destra si procuri gli opportuni “strumenti” culturali “per farsi sentire” non solo e non tanto verso ampi strati sociali, ma soprattutto nei centri di potere culturale e non.

  2. La cultura di destra
    Una cosa sono gli intellettuali che aderiscono ai partiti che in Italia rappresentano l’opposizione, ovvero la destra. Indubbiamente ve ne sono parecchi, e di ottimo livello. Non credo invece che esista una “cultura di destra”. Per prima cosa perché esiste la cultura tout court, secondo perché, da libertario, esiste solo lo statalismo di sinistra, e quello di destra. Questi ultimi venerano un po’ meno il dio-stato, ma mi pare che anche loro lo facciano parecchio. L’unica alternativa allo statalismo (sinistro e di sinistra) è la cultura anarco-capitalista, o ancor meglio l’ideologia libertaria, matrice di cultura (tra le altre) per cultura si intende cultura politica, ma forse anche visione del mondo. Per questo tutto l’apparato “culturale” della destra è identificabile come “statalismo moderato” e come tale non molto dissimile da quello di sinistra.
    Cordialmente
    Paolo Bernardini
    Ordinario di Storia Moderna
    Università dell’Insubria

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