L’Unità d’Italia per Pescara sarà una lunga “notte bianca”

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L’Unità d’Italia per Pescara sarà una lunga “notte bianca”

L’Unità d’Italia per Pescara sarà una lunga “notte bianca”

07 Febbraio 2011

di F. C.

Oggi come allora. Il passato che insegue il presente. La ricerca continua di una coscienza unitaria e al tempo stesso la sua negazione. E’ l’anno delle celebrazioni per i 150 anni dall’unità d’Italia e le riflessioni che stanno accompagnando questa ricorrenza dimostrano come per tanti aspetti le tensioni che animano la nostra coscienza di italiani, allora da costruire oggi da conservare, sono sempre le stesse.  Allora eravamo un popolo che scopriva se stesso dopo secoli di servitù.

Ma eravamo soprattutto un popolo di giovani che hanno combattuto per l’unità e l’indipendenza della nazione. Questo è stato il Risorgimento. E questo sacrificio resta l’orizzonte storico insormontabile della nostra identità nazionale e del nostro Stato democratico.

E soprattutto questo è il grande patrimonio culturale che può e deve essere lasciato ai giovani.

Si è acceso il dibattito intorno all’opportunità di festeggiare l’Unità d’Italia con una giornata dedicata, che sarà il 17 marzo e che, solo per quest’anno, è stata appositamente istituita dal governo.

A far discutere è stata la presa di posizione della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha fatto notare come in un momento come quello che sta attraversando il nostro Paese, forse il modo più patriottico per onorare la ricorrenza sarebbe quello di andare a lavorare, piuttosto che di ritagliarsi una giornata di vacanza.

Evitando strumentalizzazioni, le parole della presidente di Confindustria possono stimolare una riflessione importante, sul senso dei festeggiamenti e soprattutto sul senso di questa ricorrenza.

E’ giusto ricordare un momento significativo come quello dell’Unità d’Italia, ma è giusto soprattutto dare un senso a ciò che si celebra e questo vale soprattutto per i giovani. Al di là delle iniziative e delle manifestazioni, ciò che deve essere ricordato e festeggiato il 17 marzo, infatti, è la forza di una speranza e di un ideale che ha spinto molti giovani a sacrificare anche la propria vita per l’unità della nazione. Ricordare sì, dunque, ma ancora di più attualizzare, prendere questa tensione come esempio per il futuro, per capire cosa significa essere italiani oggi e soprattutto domani

A Pescara ci si proverà. Si sta infatti preparando una manifestazione che avrà per protagonisti soprattutto i giovani: la notte bianca. La parte vecchia della città si trasformerà in un teatro all’aperto, dove saranno messi in scena non solo dibattiti ma anche spettacoli. E l’anima del progetto saranno gli studenti di nove scuole superiori che già lo scorso ottobre avevano preso parte alla settimana del Risorgimento.

Attraverso l’organizzazione di questa iniziativa forse i ragazzi comprenderanno che più importante delle celebrazioni, che spesso peccano di retorica, ciò che conta veramente è la comprensione e la consapevolezza. L’unità non la vediamo e non la sentiamo, ma sappiamo che è esistita e dobbiamo sentirci ancora italiani. Il Risorgimento è stata l’epoca dell’energia e della speranza, ma soprattutto è stata un’epoca di obiettivi e di grandi ideali che muovevano tutti verso un’unica direzione. Proprio ciò che oggi manca, soprattutto nei giovani. Manca quella tensione, quel sentimento. Ma manca ancora di più qualcuno che sappia intercettare e captare queste energie per poi restituirle ancora più forti. Oggi ci sarebbe un gran bisogno di personaggi come Mazzini, come Garibaldi. Esempi positivi, capaci in infiammare i cuori e di accedere una scintilla sicuramente ancora disponibile, ma che non trova la miccia giusta.

Proviamo a dare questo significato alla ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia e alla festa del 17 marzo. Proviamo a diventare “sognatori”. Per una notte è possibile.