L’università: abolire il valore legale del titolo di studio

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L’università: abolire il valore legale del titolo di studio

22 Marzo 2007

Rispondono alle accuse  di coloro che gridano ad un’opposizione evanescente e senza proposte i due progetti di legge  di riforma del sistema scolastico e universitario che proprio oggi sono stati presentati alla Camera e al Senato da Forza Italia. Due proposte che vanno in un’unica direzione: restituire all’istruzione il ruolo che gli compete all’interno dell’agenda della politica vera, quella che si impegna per il futuro del paese (e non solo ci butta l’occhio). In un paese come il nostro in cui quando si parla di giovani a balzare agli onori della cronaca sono solo gli episodi di bullismo nelle aule scolastiche e se autorizzare o meno l’uso dei telefonini in classe, Forza Italia dice basta. Basta alle “riformicchie” portate avanti solo attraverso i cavilli burocratici e a forza di decreti; basta pensare ai sistemi dell’istruzione, a qualunque livello essi siano, con un approccio ideologico e conservatore. Se l’Italia vuole davvero competere con gli altri paesi sviluppati del mondo, se davvero vuole portare a compimento quell’integrazione culturale che è l’Europa a chiederle e non il partito o la maggioranza di turno, deve cambiare marcia, abbandonare gli indugi ed imboccare la via del recupero di competitività. Questo il messaggio “forte e chiaro” che hanno lasciato oggi, nel corso di una conferenza stampa, i deputati e senatori di Forza Italia proponenti le due leggi di riforma.

I principi ispiratori che sottendono le proposte di legge – ha sostenuto Gaetano Quagliariello, senatore di Forza Italia, primo firmatario della legge sull’università e, dentro Forza Italia, responsabile del dipartimento cultura – si pongono come obiettivo quello di innovare il sistema dell’istruzione nel nostro paese secondo un’ottica davvero liberale e riformatrice. Lo fanno in nome dell’autonomia, sia essa degli istituti di formazione, istruzione e ricerca. Con una inversione dei ruoli rispetto a quanto avvenuto negli ultimi decenni, l’obiettivo in entrambi i casi, dunque, è quello di attribuire allo Stato un ruolo chiaro quanto limitato. Abbandonata, quindi, ogni impostazione verticistica e statalista vecchio stile, secondo i parlamentari di Forza Italia, allo Stato deve spettare eminentemente una funzione di accreditamento e controllo del sistema, lasciando poi all’autonomia degli istituti – siano essi scolastici o universitari – la gestione vera e propria dell’attività di formazione.

Due i cavalli di battaglia che danno la dimensione della portata innovativa delle riforme messe in campo da Forza Italia: l’abolizione del valore legale del titolo di studio nelle università e per gli istituti scolastici l’introduzione a livello nazionale del cosiddetto buono-scuola. Due provvedimenti che restituiscono alle famiglie e agli studenti la centralità della propria scelta formativa, all’interno di un sistema completamente rinnovato, che a detta dei proponenti, deve garantire la vera qualità degli studi. È l’impostazione liberale a sottendere ad entrambi i provvedimenti, ponendo finalmente su un piano di assoluta parità strutture pubbliche e strutture private e consentendo, nel rispetto della piena autonomia delle strutture, di far entrare dalla porta principale di scuola e università i finanziamenti privati. Ora le due proposte dovranno affrontare il tortuoso iter parlamentare che le aspetta, ma, sostengono Mario Mauro e Valentina Aprea, responsabili rispettivamente dei dipartimenti università e scuola di FI, prima di tutto dovranno passare al vaglio degli addetti ai lavori, che altro non sono se non docenti e studenti.