M.O. 17 anni di guerre sono costate quanto l’intero Pil americano
27 Gennaio 2009
Tenendo in conto solamente l’anno 2008, il Pil americano è stato di più di 10 miliardi di euro. Poco di più di quanto sono costati 20 anni di conflitto nel Medio Oriente. E’ quanto afferma un recente studio del "Strategic Foresight Group" relativo al valore di 17 anni di guerre. E’ la prima volta che un centro studi ha contabilizzato il costo delle ostilità dal 1991 in poi, partendo da 97 parametri più umani, come quelli del prezzo sociale, psicologico, economico e ambientale.
Secondo lo studio realizzato da 50 esperti e leader della regione, il Mondo intero ha pagato più di 9 miliardi di euro per guerre come quella del Golfo, in Iraq o per il conflitto israelo-palestinese. Neppure il totale dei morti – circa 10.000 nelle due Intifada o 500.000 tra le due guerre del Golfo -, il numero di profughi, né la quantità di bambini uccisi riescono a superare tale cifra.
Dal 2000, spiega ancora il rapporto, i conflitti nella zona hanno subìto una metamorfosi che ha provocato l’aumento delle tensioni e, di conseguenza, di nuovi conflitti. Dal 2003, l’Iraq è occupato dagli Stati Uniti, aggiungendo una nuova dimensione. La guerra tra Libano e Israele del 2006 poi ha complicato ancora di più la situazione: la presenza di al-Qaeda, l’atteggiamento dell’Iran e del programma nucleare, l’Afghanistan e gli altri scontri, sono tutti fattori che hanno fatto estendere a molteplici dimensioni (culturali, psicologiche e mondiali) un conflitto posto inizialmente a un livello territoriale.
Nel caso del conflitto tra Israele e Palestina i dati rivelano che solamente dal 2000, i palestinesi hanno perso più di 100 milioni di ore aspettando nei punti di controllo tra Ramallah e Gerusalemme. Attualmente ci sono più di 11.000 palestinesi incarcerati nei centri di detenzione israeliani. Ancora un altro dato significativo: la disoccupazione a Gaza ha raggiunto il 50% con una sospensione del 95% delle operazioni industriali, anche prima dell’attacco israeliano del dicembre scorso.
In termini umani e psicologici, i costi di Israele risultano particolarmente interessanti, specialmente se si considera che dal 2000 il paese è stato aggetto di più di 34.000 attacchi missilistici. Nello stesso periodo sono 1.000 le persone che hanno perso la loro vita, di cui 123 sono bambini uccisi negli attacchi contro ristoranti, scuole e autobus. Rilevante è anche il fatto che più del 90% degli israeliani devono convivere giornalmente con la paura.
Per quanto riguarda i costi ambientali, le cifre non sono per niente allettanti. Il costo della prima guerra del Golfo è stato pari a 10 milioni di barili di petrolio dispersi nel mare e 45 milioni di barili rovesciati nel deserto del Kuwait. Se ipoteticamente in futuro ci fosse una guerra il cui valore dovesse arrivare ai 100 milioni di barili svuotati al giorno, rappresenterebbe una giornata intera di approvvigionamento mondiale. Allo stesso modo, un conflitto di tali dimensioni nel Medio Oriente creerebbe emissioni di carbonio maggiori di quelle che produce un paese industrializzato come l’Inghilterra.
Il paradosso più significativo che emerge è il nodo centrale dello studio stesso: se fosse stato risolto il conflitto nel Medio Oriente nel 1991, la maggior parte delle famiglie del mondo arabo e di Israele, godrebbero del doppio del reddito pro capite attuale. Per esempio, quello dei palestinesi del West Bank e della Striscia di Gaza, potrebbe essere di 2.427 dollari invece di 1.220 dollari. Il Pil iracheno, continua lo studio, potrebbe aver raggiunto più di 226.000 milioni di euro, invece dei 44.000 che si stimano per il 2010.
Tali dati, sottolinea il rapporto, tengono conto anche del mancato raggiungimento di una serie di progetti di sviluppo, come quelli della somministrazione del gas, di linee ferroviarie e del canale tra il Mar Rosso e Mar Morto. La pace, dimostra infine il lavoro, potrebbe distribuire ricchezza a tutti i paesi della regione e, più in particolare, ben 3.327 euro all’anno per famiglia israeliana, 375 euro per ogni famiglia egiziana e 940 per quella giordana.
Se è pur vero che il rapporto non propone una soluzione, è la prima volta che un centro di analisi studia il costo delle operazioni militari in termini non esclusivamente monetari, tenendo conto di fattori spesso dimenticati, come i morti, il degrado ambientale e il collasso economico.
