M.O. Capo Hamas ucciso, il gruppo non crede all’implicazione di Fatah

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M.O. Capo Hamas ucciso, il gruppo non crede all’implicazione di Fatah

21 Febbraio 2010

Hamas, il movimento islamico radicale palestinese al potere nella Striscia di Gaza, non crede all’implicazione dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) del presidente moderato Abu Mazen e di Fatah (il partito laico guidato da Abu Mazen) nell’uccisione avvenuta a Dubai di Mahmud al-Mabhouh, confondatore del braccio armato di Hamas.

Mentre resta certo delle presunta regia del Mossad israeliano. Lo sostiene Salah al-Bardawil, uno dei dirigenti di Hamas a Gaza, citato oggi dai media della regione. Bardawil sottolinea di ritenere il Mossad "unico responsabile" della morte di Mabhouh e aggiunge di non avere "sospetti sull’Autorità nazionale palestinese", pur reiterando l’accusa di coinvolgimento nell’affaire di due palestinesi ex funzionari degli apparati di sicurezza dell’Anp – già legati secondo Hamas all’ex uomo forte di Fatah a Gaza, Mohammad Dahlan – che risultano essere stati arrestati in Giordania ed estradati diversi giorni fa a Dubai.

Bardawil non manca al contempo di evidenziare il comportamento imprudente tenuto dallo stesso Mabhouh, che a suo giudizio si sarebbe esposto a coloro che gli davano la caccia dapprima prenotando disinvoltamente via internet un biglietto aereo da Damasco (dove viveva rifugiato da anni) a Dubai e poi facendo diverse telefonate non protette. La polizia di Dubai si è dichiarata convinta "al 99%" del coinvolgimento del Mossad nell’eliminazione di Mabhouh, che in Israele era indicato per il passato quale artefice dell’uccisione di due soldati avvenuta nei primi anni ’90 nonché di vari attentati terroristici, e per il presente quale responsabile di importanti traffici d’armi fra l’Iran e Hamas.

Oggi stesso il domenicale britannico "Sunday Times" scrive di aver appreso da una non meglio precisata fonte anonima informata sui metodi di azione del Mossad che il premier israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe dato un qualche via libera all’esecuzione del blitz di Dubai ai primi di gennaio. Israele tuttavia continua a non fare alcuna ammissione sulla vicenda, pur non senza manifestare sollievo per la morte dell’armiere di Hamas: e ieri, per bocca del viceministro degli Esteri, Daniel Ayalon, è tornato a sottolineare come gli indizi e le accuse al Mossad rimbalzate in questi giorni non rappresentino in realtà alcuna prova concreta.