M.O. Frattini: “No a Eubam se Anp non torna ai confini di Gaza”

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M.O. Frattini: “No a Eubam se Anp non torna ai confini di Gaza”

21 Gennaio 2009

L’Italia è pronta a dare un contributo al pattugliamento marittimo per impedire l’arrivo dal mare di armi e munizioni nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato il ministro degli esteri, Franco Frattini, in un incontro con giornalisti al Cairo, dopo aver incontrato stamani il presidente egiziano Hosni Mubarak e il ministro degli Esteri Ahmed Abul Gheit.

Il problema del pattugliamento di interdizione in mare, ha spiegato il ministro, "ha aspetti diversi rispetto al dispiegamento di forze di terra sui confini", dove i contingenti della forza europea Eubam potranno essere schierati "solo se sul confine palestinese ci saranno uomini dell’ l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp)".

Lungo i 50 chilometri di frontiera marittima davanti alla costa di Gaza, ha detto Frattini, bisogna impedire anche che entrino piccole barche che sfuggono al controllo radar o barche senza motore e con la vela ed un controllo capillare è difficile.

"Come ha detto il presidente del consiglio Berlusconi – ribadisce il ministro degli Esteri – l’Italia è pronta a svolgere il suo ruolo, su rotte marittime del Mediterraneo che abbiamo già sufficientemente esplorato".

La missione Eubam, quindi, non potrà essere rilanciata se i confini della Striscia di Gaza non torneranno a essere controllati dall’Autorità nazionale palestinese. Si tratta, secondo Frattini, di una "precondizione, che vale per l’Italia come per l’Egitto", anche perchè Il Cairo non è intenzionato ad aprire regolarmente il valico di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, se il Territorio continuerà a essere controllato dal movimento di resistenza islamico Hamas.

Parlando quindi del futuro, dopo un eventuale rilancio di Eubam, il titolare della Farnesina ha precisato che la "missione potrebbe essere estesa integrandola ad altri valichi della Striscia di Gaza". E la procedura per integrare il mandato sarebbe, stando a Frattini, "abbastanza facile".

Parlando quindi della situazione della sicurezza, Frattini ha ribadito la "disponibilità europea sin da ora all’assistenza tecnica, alla formazione, alla fornitura di apparecchiature tecnologiche per la scoperta del contrabbando di armi". Tutto questo, però, ha ricordato il ministro, "non può significare la presenza di forze di polizia o militari all’interno del territorio egiziano".

Un punto chiaro "da parte dell’Italia" e dell’Egitto, ha detto Frattini, mentre ci sono "proposte scritte formulate da alcuni Paesi europei che hanno proposto l’invio di una missione in territorio egiziano, cosa per noi impensabile, perché l’Egitto si fa carico del controllo della sua parte di frontiera". E dal canto suo, "l’Anp è desiderosa di controllare il lato palestinese del valico di Rafah", ha aggiunto.

Oltre al controllo del territorio, bisogna anche preoccuparsi del "pattugliamento marittimo" e quindi bisogna "garantire che nei 50 chilometri di frontiera marittima mediterranea davanti alla Striscia di Gaza non entrino" armi, neanche con tecniche alternative, come le piccole barche cariche di "quantitativi continui di armi che sfuggono ai radar" o che si muovono senza motore e che sono quindi più difficilmente individuabili.

"Ci vuole un’intercettazione con un controllo capillare", ha precisato Frattini, ribadendo la disponibilità italiana a contribuire a una missione in tal senso e dicendosi convinto della disponibilità anche di Londra, Parigi e Madrid.

Parlando quindi della possibilità di ricorrere alla missione Active Endeavour della Nato, a comando italiano e con base operativa a Napoli, Frattini ha sottolineato che "l’idea della Nato rispetto al mondo arabo ha caratteristiche estremamente sensibili e l’Italia deve essere più sensibile di altri perchè ha il comando della missione". "Parlare della Nato è un’idea su cui si può ragionare", ha detto, aggiungendo che ci potrebbe essere "una missione navale europea".

Se Frattini ritiene "abbastanza facile" la procedura per cambaire il mandato di Eubam ed estenderlo ad altri valichi della Striscia di Gaza oltre a Rafah, sarebbe invece "difficile" cambiarlo nell’ottica di una forza di scorta a personale internazionale impegnato in missione per la ricostruzione di Gaza, quando questa partirà.

"Se la guida della ricostruzione sarà affidata ad agenzie dell’Onu, allora ci potrebbe essere un meccanismo a protezione del personale in missione", ha affermato il ministro, sottolineando che in questo caso "occorrerebbe un mandato diverso, che dovrebbe essere Onu e non europeo".

Su questo il titolare della Farnesina sta "riflettendo", non ne ha ancora parlato con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ma ne parlerà in Consiglio dei ministri. Sempre riferdo sulle iniziative verso la definizione dei programmi di ricostruzione per Gaza, Frattini ha sottolineato che "l’impegno italiano è largamente apprezzato".