M.O. Negoziati, Clinton: “Netanyahu e Abu Mazen leader seri”
15 Settembre 2010
di Redazione
Il segretario di stato Usa Hillary Clinton, ha affermato oggi a Gerusalemme che il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) sono due "leader seri" che hanno cominciato a toccare la sostanza del contenzioso israelo-palestinese.
"È questo il momento e sono loro i leader che dovranno prendere le difficili decisioni" ha detto, uscendo da un colloquio col presidente israeliano Shimon Peres. Rispondendo a giornalisti la Clinton ha detto di pregare per "un esito positivo, che sia nell’interesse di tutti", dei negoziati israelo-palestinesi, in procinto di riprendere oggi a Gerusalemme, poichè l’ attuale "status quo è insostenibile". I negoziati di pace, ha continuato, sono la sola via per assicurare il futuro di Israele "come stato ebraico e democratico" e dare ai palestinesi uno stato democratico in cui realizzare il loro diritto all’autodeterminazione.
"Tutti sanno che non c’è alternativa al negoziato", le ha risposto fiducioso Peres in uno scambio di battute pubbliche. Clinton più tardi vedrà anche il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, una delle voci più scettiche sulle prospettive del processo di pace, mentre nel pomeriggio presenzierà con l’emissario speciale della Casa Bianca per il Medio Oriente, George Mitchell, all’avvio del secondo faccia a faccia in due giorni (dopo quello di ieri a Sharm el Sheikh) fra il premier Netanyahu, e il presidente Abu Mazen. I temi cruciali del negoziato restano la definizione dei confini del futuro Stato palestinese, le garanzie di sicurezza chieste da Israele, il destino dei profughi e lo status di Gerusalemme. In negativo pesa però il perdurante contrasto sulla moratoria edilizia (in scadenza il 26 settembre) nelle colonie ebraiche in Cisgiordania: senza il cui rinnovo (invocato anche dagli Usa) l’Anp minaccia di lasciare il tavolo.
Ieri Mitchell ha assicurato che la discussione si è incanalata lungo "la direzione giusta". Ma non ha segnalato progressi concreti. Netanyahu, alle prese con il forte peso della lobby dei coloni in seno alla sua coalizione, sembra disposto a promettere al massimo una limitazione dei permessi edilizi negli insediamenti. Il ritorno di israeliani e palestinesi è accompagnato in questi giorni da attacchi con mortai e razzi sul sud di Israele da parte di miliziani palestinesi a Gaza, legati a movimenti islamici ostili a ogni accordo con lo stato ebraico. La scorsa notte un razzo è scoppiato vicino alla città di Ashkelon e due colpi di mortaio hanno colpito il Neghev occidentale. In ambedue i casi non ci sono state vittime nè danni.
