M.O. Negoziati per la pace, Netanyahu pronto a un “compromesso storico”

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M.O. Negoziati per la pace, Netanyahu pronto a un “compromesso storico”

05 Settembre 2010

"Sono disposto a raggiungere un compromesso storico con i nostri vicini, a condizione che vengano preservati i nostri interessi nazionali e in primo luogo la sicurezza": lo ha dichiarato oggi il premier Benyamin Netanyahu mentre riferiva al Consiglio dei ministri l’esito della missione a Washington in cui ha rilanciato negoziati diretti di pace con il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas).

Per arrivare al traguardo, ha aggiunto "dovremo pensare a soluzioni nuove per i vecchi problemi". "In passato – ha detto ancora il primo ministro – abbiamo dimostrato di essere pronti a precorrere anche una lunga strada pur di avanzare verso la pace. Adesso occorre pensare in moro originale e creativo, per trovare una soluzione a problemi molto complessi".

Mentre la stampa locale si interroga se a Washington si sia visto "un nuovo Netanyahu» (il quale, ad esempio, riferendosi alla Cisgiordania ha usato il termine geografico West Bank piuttosto che quello storico-religioso ebraico di ‘Giudea-Samarià) diversi ministri del Likud hanno mostrato nervosismo e hanno insistito per sapere se alla fine del mese il primo ministro ordinerà la fine della moratoria dei nuovi progetti edili ebraici in Cisgiordania. Ma il dibattito è stato troncato sul nascere da Netanyahu. "Occorre mantenere la massima discrezione per non pregiudicare le trattative", ha spiegato, senza convincere fino in fondo i suoi ministri.

In serata il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha previsto che un accordo con i palestinesi "non sarà raggiunto né fra un anno né fra una generazione". La moratoria nelle colonie, secondo Lieberman, non sarà dunque prolungata "nemmeno di un minuto". La medesima determinazione di Netanyahu per favorire l’avvio delle trattative malgrado le resistenze interne è stata manifestata anche dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) che oggi ha respinto al mittente le aspre critiche del presidente iraniano sulle trattative con Israele, "destinate a fallire". "Mahmud Ahmadinejad – ha seccamente osservato Nabil Abu Rudeina, il portavoce del presidente Abu Mazen – non rappresenta il popolo iraniano: ha falsificato i risultati delle elezioni impadronendosi del potere" e non ha dunque il diritto di criticare Abu Mazen "che è invece giunto al potere tramite elezioni libere".

Indubbiamente il confronto ideologico con Hamas (un movimento che mantiene diversi punti di contatto con Teheran) preoccupa comunque i dirigenti di Ramallah. Se l’Anp riuscirà a siglare un accordo di pace con Israele, ha previsto oggi il negoziatore palestinese Saeb Erekat, "Hamas scomparirà". Ma se si registrasse un altro fallimento al tavolo dei negoziati, ha avvertito, "sarebbe l’Anp a sparire". In una conferenza stampa il portavoce dei servizi di sicurezza palestinesi Adnan Dmeiri ha rilevato che "l’Iran, Hamas e i coloni ebrei estremisti sono uniti nell’intenzione di abbattere l’Anp".

Nel frattempo prevale però un cauto ottimismo, sia sulla stampa sia fra i dirigenti delle due parti. A metà del mese Netanyahu ed Abu Mazen avranno dunque un nuovo colloquio a Sharm el Sheikh, in Egitto, alla presenza del segretario di Stato Usa Hillary Clinton.