M.O. Olmert: “Ho offerto il 93% della Cisgiordania, ma nessuna risposta”

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

M.O. Olmert: “Ho offerto il 93% della Cisgiordania, ma nessuna risposta”

27 Marzo 2009

Il 93% della Cisgiordania all’Autorità nazionale palestinese (Anp), inclusa parte dei sobborghi di Gerusalemme est, ma non alcuni degli insediamenti ebraici più popolosi fra quelli criticati dalla comunità internazionale. È stata questa l’ultima offerta di pace rivolta da Israele al presidente dell’Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas), secondo quanto afferma in questi giorni il premier uscente israeliano, il centrista Ehud Olmert, alla vigilia del cambio della guardia con il prossimo governo – prevedibilmente più ostico – in via di formazione da parte del leader della destra Benyamin Netanyahu. La "rivelazione", riportata oggi dalla stampa di Tel Aviv e ripresa anche dall’agenzia palestinese Maan, fa riferimento a una proposta avanzata circa "sei mesi fa".

"C’è stato un momento – sostiene Olmert – in cui io ho messo le cose sul tavolo e ho offerto (ad Abu Mazen) qualcosa che non avevo mai offerto, proponendo una soluzione che comprendeva il cuore del problema e le questioni aperte più sensibili". "Un’offerta finale per chiudere il conflitto", secondo Olmert, che rimarca: "Gli dissi ‘dai, firmiamO’, era sei mesi fa, e sto ancora aspettando". L’agenzia Maan, organo semiufficiale dell’Anp, si limita a riferire il racconto di Olmert senza commenti.

Sottolinea tuttavia che – stando a quanto il premier israeliano lascia intendere – l’offerta avrebbe comportato il ritiro di circa 60.000 coloni ebrei dagli insediamenti considerati illegali, lasciandone in Cisgiordania circa 200.000. Mentre avrebbe fissato il confine lungo "l’attuale barriera di separazione" – costruita negli ultimi anni più a est della vecchia linea verde riconosciuta dalla comunità internazionale -, e lasciato a Israele insediamenti come Ariel ed Elkanah a nord, Maleeh Adumin al centro, Gush Etzion e quelli di Gerusalemme est al sud: che restano fra i più contestati dall’Anp e al centro di critiche anche da parte dell’Ue e degli Usa.