Home News Ma gli italiani sognano trattori elettrici?

Ma gli italiani sognano trattori elettrici?

0
50

L’agricoltura sostenibile è uno degli ambiziosi obiettivi del Green Deal europeo. Sebbene il mondo agricolo sia ancora prevalentemente legato alle fonti di approvvigionamento energetico non rinnovabili come i combustibili fossili, che hanno costi vantaggiosi finché ne verrà garantita la disponibilità, il fossile non è eterno. Così tra gli addetti ai lavori cresce la consapevolezza che per soddisfare il fabbisogno occorre investire sulle rinnovabili in modo da raggiungere un più equilibrato mix energetico. Da una parte questa scelta consente di innovare i sistemi agricoli, sperimentando nuove tecnologie, dall’altra aiuterà a percorrere la lunga e non facile strada che conduce agli obiettivi sulla prevenzione e riparazione del danno ambientale.

La transizione ecologica investe di conseguenza anche il settore della meccanica agricola, con i processi di motorizzazione elettrica che si porta dietro. Ma il sistema produttivo italiano è in grado di reggere questo cambio di paradigma epocale senza subire contraccolpi negativi per l’economia? Il tema allora diventa capire se i farmer italiani sognano trattori elettrici, per dirla con il titolo di un celebre racconto di fantascienza. “Durante EIMA 2021, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura che si è svolta a Bologna in ottobre, abbiamo chiesto agli operatori del settore cosa pensano dell’elettrico in agricoltura”, spiega a l’Occidentale Giovanni Brunetti, CEO di Sapience to Change, azienda italiana che si occupa da anni di customer experience, data analysis e interaction contact services. “I dati che abbiamo raccolto mostrano che c’è una fetta non secondaria di operatori convinti del fatto che i trattori a propulsione elettrica saranno il futuro della agricoltura”.

A leggere i numeri della ricerca di S2C, la pensa così il 35% delle persone intervistate, mentre il 65% con diverse gradazioni nelle risposte esprime dei dubbi sull’elettrico. “Sono dati che devono farci riflettere, soprattutto se li confrontiamo a quelli che abbiamo raccolto in altre ricerche che abbiamo svolto sul mercato dell’automotive. In questo caso i dati indicano il contrario. Il 70% degli intervistati pensa che in futuro avremo più automobili elettriche, a fronte del 30% che esprime perplessità”. Lo scetticismo appare comprensibile se si pensa ai tempi di ricarica e autonomia operativa dei mezzi da lavoro, che hanno un uso profondamente diverso rispetto a quello di un’auto. E infatti l’80% degli intervistati a EIMA 2021 pone la questione dell’autonomia dei veicoli agricoli elettrici. La percezione che i farmer poi non abbiano ancora competenza specifica sull’elettrico e siano dubbiosi viene confermato dal fatto che ben il 70% si preoccupa di una eventuale maggiore necessità di manutenzione.

“Le incertezze che abbiamo registrato non dovrebbero far dimenticare che c’è comunque un numero consistente di addetti ai lavori che guarda positivamente all’elettrico,” sottolinea Brunetti. “Circa l’80% delle persone che abbiamo intervistato a EIMA ritiene che i trattori elettrici avranno un impatto ambientale minimo, contribuendo alla riduzione delle emissioni inquinanti. Un altro dato rilevante è che il 60% dei rispondenti indichi che la minore rumorosità dei trattori e delle macchine agricole elettriche avrà un impatto positivo sulla qualità del lavoro,” quindi sulla salute di chi su questi mezzi ogni giorno trascorre molte ore. Per quanto riguarda le prestazioni, i punti di vista grosso modo si equivalgono. Il 45% degli intervistati si aspetta che i trattori elettrici avranno stessa potenza e adattabilità degli attuali, il 55% non la pensa esattamente così.

Insomma, un’interpretazione anche sommaria di questi dati dovrebbe indurre a un cauto ottimismo sul futuro dell’elettrico, tanto più che la modernizzazione dell’agricoltura è una questione complessa che non passa solo dal modello di soddisfazione del fabbisogno energetico. Alla transizione ecologica si aggiunge la trasformazione digitale, la spinta sempre più forte nel comparto agricolo verso la digitalizzazione, la robotizzazione dei processi produttivi, l’introduzione di tecnologie come l’intelligenza artificiale che ormai iniziano a consentire la guida autonoma dei mezzi, senza conducente. Questo insieme di fattori s’incastra al discorso sull’approvvigionamento, rendendo evidente la necessità di investimenti ad hoc in ricerca e sviluppo per affrontare la sfaccettata realtà della sostenibilità agricola nel XXI secolo. Le “transizioni” non avvengono da un giorno all’altro. Serve un approccio empirico, il cambiamento non potrà che essere graduale.

“L’agrovoltaico genera una sinergia virtuosa tra produzione agricola ed energetica,” dice Brunetti, “i terreni agricoli possono essere utilizzati per produrre energia pulita mentre continuano ad essere sfruttati per le colture”. Discorso che può valere anche per l’eolico: “La capacità eolica richiesta dal territorio italiano copre un’area non molto più estesa della provincia di Prato… Da un punto di vista tecnico l’idea che in Italia vi sia un consumo di suolo eccessivo con impianti solari ed eolici è un falso mito. Se mai le considerazioni che contano sono di altro genere, e sono tre: la prima è legata ai fattori economici e agli eventuali incentivi. Quale sarà il vero rapporto costi-benefici nel medio termine per i singoli imprenditori?; la seconda alla crescita dell’efficienza energetica nei prossimi anni, incluse le batterie per l’accumulo di energia e un suo riutilizzo ‘quando serve’; la terza all’impatto, anche visivo, di queste soluzioni sull’ambiente”.

“Personalmente ritengo che la transizione ecologica in agricoltura debba essere affrontata con una visione chiara per il futuro, con capacità e competenze; mi permetto di aggiungere che questo è il senso della ricerca che abbiamo svolto in una cornice così importante come EIMA. Sono convinto che il settore agricolo ha già iniziato una forte rivoluzione energetica e tecnologica. Da parte degli operatori del settore c’è un’attenzione crescente verso le fonti di energia alternative per i mezzi agricoli”. In conclusione, si può dire che per realizzare il Green Deal europeo sarà necessaria una buona dose di realismo per non finire ostaggio delle ideologie decliniste. “Contrapporre le ragioni del progresso economico alla necessità di difendere l’ambiente nel quale tutti viviamo è sbagliato. Lo sviluppo sostenibile va interpretato come una opportunità di crescita e tutela del patrimonio naturale. Questo sarà possibile se si inizieranno a comunicare in modo chiaro le innovazioni agli agricoltori, parlando la loro lingua e senza posizioni ideologiche a favore o contro, ma con una vera attenzione alle loro reali necessità”. La transizione ecologica non è qualcosa che casca dal cielo. Se non saranno le imprese italiane a renderla possibile, semplicemente, rischia di restare uno slogan inattuabile.

  •  
  •