Ma l’Italia di Meloni non doveva restare isolata in Europa?

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Ma l’Italia di Meloni non doveva restare isolata in Europa?

Ma l’Italia di Meloni non doveva restare isolata in Europa?

09 Novembre 2022

Ma l’Italia di Meloni non doveva restare isolata in Europa? Anzi, uscire dalla Ue? Dopo Draghi non stava per arrivare un nuovo Ventennio che avrebbe disperso il patrimonio di credibilità e autorevolezza di Draghi? Questo ci avevano raccontato prima della vittoria della destra in Italia e prima del governo Meloni. Ora però, dopo i viaggi di Meloni e Giorgetti a Bruxelles, scopriamo una situazione un po’ diversa.

La proposta di revisione del Patto di Stabilità in Europa prevede che gli Stati membri più indebitati, come l’Italia, presentino un percorso di spesa tale da condurre a una riduzione del debito nei prossimi anni a politiche invariate. Certo, deviare dai piani concordati si tradurrà nell’apertura di una procedura di infrazione. Ma il percorso di riduzione del debito che si prospetta al nostro Paese ha una tempistica spalmata su un periodo di tempo congruo.

Insomma, anche se lo sappiamo tutti che il nostro debito pubblico è un macigno, stiamo guadagnando anni preziosi. La discussione sulla revisione delle regole di bilancio della Ue “non sarà semplicissima”, dice il commissario europeo all’economia Gentiloni. Ma “l’unità e il forte sostegno emerso alla Commissione è un buon segnale sul fatto che ci si può lavorare sperando in un successo rapido”.

“Dobbiamo dare anche ai mercati il messaggio che l’Unione europea non ha solo una clausola di sospensione delle sue regole, ma avrà presto delle nuove regole”. Parole che avranno fatto rizzare i capelli in testa a qualche cancelleria europea sempre pronta a mettere sotto esame il nostro Paese. “Naturalmente abbiamo avuto solo delle discussioni iniziali con il nuovo governo italiano. Ne avevamo avute di più approfondite con il precedente. Ma non dubito che l’Italia farà sentire la sua voce in questa discussione”, sottolinea Gentiloni.

“Nella proposta di oggi la direzione è quella di creare spazio per gli investimenti pubblici per le priorità comuni europee, perché ci sono alcuni settori e aspetti in cui il mercato non arriverà”. “È chiaro che le centinaia di miliardi che richiedono la transizione ecologica e quella digitale dovranno essere coperte con risorse private, ma la necessità di investimenti pubblici è forte”. Quindi le risorse ci saranno e forse anche più tempo per farli gli investimenti.

Ora quello che serve è non sbagliare. Procedere con cautela facendo le cose che non sono state fatte negli ultimi anni, senza precipitarsi in avanti. Sfruttare le risorse del Pnrr. Liberare le energie del mondo imprenditoriale italiano da vincoli, burocrazia e incertezza normativa. Fare una vera spending review, riformando la Pa e facendo costare meno lo stato. Investimenti su innovazione, ricerca e università.

A quanto pare a Chigi non è arrivato l’uomo nero. Se ci comporteremo come dovrebbe fare un buon padre di famiglia smettendola di spendere e indebitarci senza un futuro, magari le regole in Europa riusciremo a riscriverle per davvero. Intanto Giorgia Meloni va avanti. Si dice ottimista, le risorse in manovra per fare le cose ci saranno. E la road map non cambia. “All in” sul caro bollette per sostenere famiglie e imprese, a costo di rimandare alcune battaglie del Centrodestra.