Ma non era l’Olanda la terra delle libertà?

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Ma non era l’Olanda la terra delle libertà?

10 Aprile 2008

Prima dell’uscita di “Fitna” il
governo olandese ha ritirato il proprio personale diplomatico da alcuni stati
arabi. Geert Wilders è stato censurato senza troppe spiegazioni. Siamo a questo
punto.

Agli occhi dei suoi detrattori Wilders
è un reazionario a cui va tappata la bocca. Questo politico della destra
olandese, che adora la Thatcher e mangia il kebab, vorrebbe impedire la
costruzione di nuove moschee e bloccare l’immigrazione dai paesi islamici. Il
Corano? Un libro peggiore del Mein Kampf. Posizione discutibilissima ma la
pensa esattamente così. Ci si chiede se abbia il diritto di farlo. “Ho un problema con la
tradizione islamica. La tradizione, la cultura, l’ideologia. Non c’è l’ho con
il popolo musulmano”. Con queste aporie ha mandato in tilt il dialogo euroarabo
e gettato nel panico l’Olanda. Ma non è un fascista, “i miei alleati non sono
Le Pen o Haider. Non ho mai avuto a che fare con gli amici di Mussolini”.

Wilders è un iconoclasta, un
provocatore libertario. Nella libera Olanda queste voci fuori dal coro hanno
sempre avuto solida rappresentanza. Pensiamo ai Provos. E non si tratta di un
povero pazzo isolato. I sondaggi danno la sua formazione, il “People’s Party”,
al 15%. “Non c’è libertà, non c’è
privacy,” dice beffardo guardando le guardie del corpo che lo seguono giorno e
notte. A pensarci bene chissà che inferno è vivere sottoscorta per uno che
difenderebbe fino alla morte le libertà individuali. Troppo facile uscirsene
con la storia del ‘se l’è cercata’. Stiamo scherzando? Si diverte a punzecchiare
l’establishment: “Il nostro premier è un codardo”.  “Non c’è paragone tra la nostra cultura e
quella islamica. Guardate al loro punto di vista sulle donne o sugli
omosessuali”. Per questo Hirsi Ali l’ha ospitato sul suo blog.

In tutta Europa la politica di
sfida lanciata dalla destra contro l’estremismo e l’immigrazione islamica sta
pagando in termini di consenso, ma non è per forza un segno di xenofobia. Quando
Susan Winter, candidata del “Freedom Party”, ha cercato di conquistarsi un
seggio nella città di Graz, brandendo lo slogan “Maometto era un molestatore di
bambini”, ha perso un sacco di voti nel suo partito. Gli elettori sanno
distinguere e ragionano con la propria testa. Si può essere o non essere
d’accordo con la visione del mondo di Wilders, e con i mezzi che usa per
imporla, ma vietargli di dire che esiste un link tra Islamismo e totalitarismo
è un brutto colpo per la libertà di parola. Anche perché non c’è solo lui a
metterci in guardia.

Lo scorso 23 marzo Paul Berman
ha scritto che il radicalismo islamico non vuole morire. Perché è una filosofia
moderna, non un pregiudizio medievale. La teocrazia iraniana non è né povera né
arretrata tecnologicamente, eppure è fondata sul Corano. Meglio, su una
interpretazione del Corano che si ispira ai totalitarismi europei del XX
secolo. In questo senso l’islamismo non
è al palo, non è “in ritardo” come crede Wilders, che cade in uno dei più diffusi
stereotipi sul mondo musulmano. Stavolta non c’è nessun fardello per l’uomo
bianco. Bin Laden & Co sono una dittatura all’avanguardia. Nel 1939 Carl Jung disse che
“Hitler è come Maometto. Sono tutti ubriachi di un Dio selvaggio”. Carl Jung
non Geert Wilders. In questo schieramento trasversale c’è posto per vecchi e
nuovi conservatori, storici allergici al post-colonialismo, liberali
antitotalitari, dissidenti laici dei paesi islamici, radicali e antifascisti. Dovremmo
impedire a tutti di parlare?

In realtà Wilders non dice
niente di straordinario ma è un abile ‘sobillatore’. A volte basta un pizzico
eversivo per farsi sentire, ed evidentemente a qualcuno dà fastidio che ci
siano persone pronte a gridare così forte. Anche nella ‘libera’ Amsterdam. Dove
di libero rischia di rimanere solo un po’ di sesso e qualche spinello. In fondo chi vuole Wilders muto
o morto crede che la nostra civiltà sia al capolinea e si accontenta di una convivenza
sempre più spicciola e senza reciproco rispetto. Una società squallida che un
tempo era capace di contestare i provocatori con argomenti seri e all’altezza
della situazione.