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Ma per Pd si intendeva Partito dominante?

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Era auspicabile che i testi delle intercettazioni fossero diffusi. Anche i “diversi” poi tanto diversi non sono! In Italia c’era un tifo da stadio per conoscere i contenuti delle telefonate con le quali i potenti a volte si spartiscono torte e ruoli. Sulla bocca di una parte degli italiani finalmente si è stampato un sorriso sarcastico.

Nei luoghi di lavoro e nei giardinetti pubblici, laddove il puro e duro da sempre aveva inveito contro la classe politica, quella avversaria, rea d’essere corrotta e di far prevalere l’interesse privato a quello pubblico, si sono invertiti i ruoli. Il duro e puro questa volta, però, fa spallucce e si sottrae al confronto. Fa un po’ come l’Unità che sciopera per non spiegare. Alza le spalle e tace, oppure si giustifica parlando dei cattivi esempi che hanno contaminato solo una parte delle “anime buone”, mentre la sinistra di sempre resta ancora in prima linea a difendere il popolo dalle angherie dei padroni.

Lo difendono come lo difendevano dal conflitto di interessi, parlando di altri uomini che si sono arricchiti puntando sul tavolo della politica. Insomma la colpa è sempre degli altri. Era auspicabile anche per un fatto di giustizia sociale. Non doveva, infatti, ritenersi giusto che il duro e puro potesse sempre addurre esempi di malcostume degli avversari e sogghignare perfidamente sugli ”….oni” ed i suoi alleati.

Anche coloro che nei bar e per le strade, nei circoli e nei posti di lavoro da una vita avevano subito e si erano timidamente difesi con la storiella dei comunisti che mangiavano i bambini, hanno ora modo di poter aggiungere anche una realtà contemporanea alle vecchie testimonianze di fame e di miseria che i regimi marxisti hanno diffuso nelle realtà geografiche oppresse dal totalitarismo della loro dottrina.

Il popolo ha diritto di nutrirsi anche delle soddisfazioni morali, specie quando è nelle condizioni, come spesso accade, di non potersi ben nutrire di altro. L’uomo senza riflettori puntati ha diritto anche lui al sorriso ed all’esercizio dell’ironia, specie quando è affaticato per gli anni di lavoro, rassegnato per le lunghe attese in fila dinanzi agli sportelli degli uffici pubblici per pagare o reclamare un diritto, nauseato dalla macchina della sanità che lo mortifica a stregua di un numero o di un codice fiscale. E’ bella l’immagine del pensionato che cala la briscola sulla panchina del parco pubblico, dopo aver  visto l’avversario senza carte vincenti e grida soddisfatto al suo compagno di calare il carico perché questa mano è la loro.

Era auspicabile anche perché fosse chiaro che i diversi in politica non esistevano, se non per un differente carico di ipocrisia e di malafede. Vien quasi da paragonare la diversa gestione degli interessi privati e dell’ingerenza politica sulle scelte economiche, per via diretta, o influenzandone i percorsi, tra i diversi soggetti che nel tempo ne sono rimasti coinvolti.

Da questa osservazione comparativa appare subito chiaro che in questo campo esistono due tipi diversi di gestione dei cattivi costumi. Per comprenderne le dimensioni, si provi a pensare alle attività sia di una piccola impresa artigiana che di una complessa impresa industriale.

La prima è strutturata secondo flussi di breve periodo, vive spesso alla giornata e programma i suoi budget a seconda dell’esperienza sui mercati che l’esercizio quotidiano dell’attività riscontra. Se ha un ordine di 10 pezzi si rifornisce delle materie prime necessarie per non sovraccaricare il magazzino, si avvale anche di una manodopera in numero prudente e comunque nei limiti delle potenzialità produttive. La seconda, l’industria, ha invece una struttura più articolata, macchinari molto costosi da ammortizzare, approvvigionamenti di materie prime direttamente sui mercati di origine in quantità importanti per conseguire economie e affidabilità, ha una produzione diversificata e strutture spesso indipendenti, ha spesso un Consiglio di Amministrazione rappresentativo della proprietà a cui rendere giorno per giorno conto. Ebbene è quello che è avvenuto in Italia nel campo dell’ingerenza della politica nel mondo dell’economia e della produzione. I primi sono stati i “mariuoli” che hanno approfittato del loro potere giornalmente, pezzo per pezzo, come l’artigiano sul mercato al dettaglio. Gli altri, invece, hanno organizzato le fonti delle dazioni, attraverso una rete (manifatturiera, imprenditoriale, distributiva) articolata secondo una struttura dinamica e collegata, costruita “in crescendo” mattone su mattone come le “lego”. Tanti mattoncini uno sull’altro e mille rivoli di attività sparse sul territorio ed una cinghia di trasmissione spesso evidente ed inequivocabile, tanto da creare persino assuefazione. Ruoli incrociati, passaggi da amministratori ad imprenditori, a parlamentari e fiumi di denaro contabilizzato “senza scopo di lucro”, campagne elettorali finanziate con il “lucro” che alla fine uno scopo lo ha sempre trovato. Appalti pubblici e licenze, agevolazioni fiscali per falsare il mercato e strozzare coloro che non godevano di pacchetti di privilegi fiscali ed una rete di tecnici e imprese amiche verso cui far confluire appalti ed altro ancora. Anche fallimenti clamorosi e soldi pubblici dilapidati. Altro che conflitto di interessi di Berlusconi!

Cosa poi dire di Ricucci che scalava il Corriere della Sera mentre si diffondevano allarmi ed  insinuazioni su Berlusconi da parte degli stessi soggetti a cui Ricucci chiedeva la tessera di partito? Ora risultano più chiare anche le liberalizzazioni di Bersani. Banche e cooperative un mix per l’esercizio del potere economico e per condizionare l’economia del Paese, un mix che unito alla rete di informazione, già saldamente sotto controllo, si voleva trasmettere al nascente PD che si apprestava nelle intenzioni dei gestanti a diventare  Partito Dominante.

Altro che democratico!  Se si pensa alla Gentiloni ed alla legge sul conflitto di interessi, in realtà la “taglia Berlusconi dalla politica”, ecco che si ottiene la discontinuità di Follini.

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