Ma quale scivolone! Ieri il Governo è stato solo impallinato dai cacciatori
28 Maggio 2008
La giornata parlamentare di ieri ha regalato il primo scivolone della maggioranza di centrodestra. Niente di grave, fanno sapere dal governo e dal Pdl, alla fine si trattava di una norma riguardante la caccia inserita nelle disposizioni attinenti gli obblighi comunitari. Nulla di irreparabile, quindi, un evento che in fin dei conti ci può stare anche perché la maggioranza ha tenuto di fronte all’ostruzionismo dell’opposizione, attuato per contrastare l’emendamento su Rete 4 inserito nello stesso provvedimento.
In effetti come lo stesso Berlusconi ieri sera confidava ai suoi si tratta più di una questione di immagine che di sostanza. E ieri chi lo ha potuto incontrare pare lo abbia trovato piuttosto scosso. Il ragionamento del Premier sarebbe stato più o meno questo: non è possibile andare sotto quando si hanno cento deputati di vantaggio sull’opposizione. Soprattutto se si è andati al governo del Paese per dare un’immagine nuova e diversa della politica. Ed invece alla prima prova oltre cinquanta deputati assenti. Non un bello spettacolo.
Questo quanto si diceva ieri in merito all’incidente. Ma non è tutto, perché come spesso accade nella politica accanto ad una versione ufficiale ce ne sono sempre delle altre, meno evidenti ma altrettanto interessanti. Una risponde alla logica delle lobbies ed in particolare a quella della caccia, che avrebbe finito per incidere sull’esito finale e sulla bocciatura dell’emendamento.
Una ricostruzione che diversi esponenti del Pdl considerano attendibile visto che proprio quella dei cacciatori rappresenta un gruppo di pressione, per dirla all’americana, che raccoglie simpatie sia a destra che a sinistra. Peso che quindi alla fine sarebbe stato determinante facendo mancare quei due voti necessari per far passare il provvedimento. Un emendamento che recepiva la Direttiva Uccelli, norme specifiche per garantire il buono stato di conservazione degli uccelli protetti e per tutelarne i delicatissimi periodi di nidificazione e migrazione. Quindi un ottimo terreno su cui far sentire la propria voce, quella appunto dei cacciatori, facendo intendere ai vertici ed al governo che non basta avere una maggioranza schiacciante per andare avanti.
Ma qualcuno ipotizza che quanto successo ieri possa avere anche un valore simbolico. Potrebbe essere stato, di vocifera negli ambienti di palazzo, una sorta di avvertimento al premier ed allo stesso governo che sarebbe voluto suionare grossomodo così: da qui in poi non saranno votati provvedimenti a scatola chiusa. In questo senso, la caccia sarebbe stato il primo passo, il primo avvertimento sulla necessità di un maggiore confronto all’interno della maggioranza.
Ma c’è anche chi non crede alla “tesi dei cacciatori” e racconta invece di una tensione sotterranea, strisciante però altrettanto dura all’interno della maggioranza. Una sorta di braccio di ferro che starebbe da giorni impegnando i vari spezzoni della maggioranza di centrodestra. Quale la ragione? Le nomine dei consigli d’amministrazione delle grandi aziende partecipate dallo Stato e quotate in Borsa.
Sarà un caso ma proprio dopodomani scadono i termini per la presentazione delle liste per i CdA di Eni ed Enel, mentre già domani l’assemblea di Poste Italiane sarà riunita. E se appaiono scontate le conferme di Scaroni (Eni) e Conti (Enel) ai vertici delle rispettive aziende, la “battaglia” interesserebbe le presidenze ed i posti nei consigli di amministrazione. Senza contare il CdA della Rai che proprio a fine mese scade e sul quale la partita già da settimane è iniziata. Temi caldissimi che spiegherebbero le fibrillazioni nella maggioranza ed infine anche lo scivolone di ieri.
In sostanza un segnale lanciato soprattutto al governo ed ai suoi vertici per far capire che alcune scelte societarie davvero sono poco facili da digerire. In particolare le cronache parlamentari, non ufficiali, raccontano di una forte insofferenza di An verso il board di Poste. Massimo Sarmi sarebbe il pomo della discordia che il partito di Fini non vorrebbe riconfermare come amministratore delegato. Al momento sembra comunque che gli eventi dovrebbero assicurare la poltrona. Eventi che portano dritti a Gianni Letta, con cui proprio Sarmi avrebbe ottimi rapporti. Soluzione che però An non accetta affatto, così come quella per la presidenza che dovrebbe andare a Francesco Valsecchi (Fini ed i suoi colonnelli vedrebbero bene Salvatore Rebecchini, ex presidente della Cassa Depositi e Prestiti).
Ma anche dalle parti della Lega la situazione non sarebbe delle più tranquille. Qui la partita si gioca sul CdA dell’Enel dove poco dopo la vittoria elettorale lo stesso Umberto Bossi aveva lanciato Gianfranco Tosi alla poltrona prestigiosa di Ad. Proposito poi con il tempo abbandonato, ma non per questo le tensioni sarebbero venute meno. Infatti ai leghisti, spiegava ieri il capogruppo Cota, non va giù che oltre a Tosi nel consiglio ci sia solo un rappresentante in quota Lega. La partita che quindi si sta giocando è tutta interna alla maggioranza dove nel Pdl Forza Italia ed Alleanza Nazionale agiscono come due forze politiche distinte attente a contendersi le principali caselle da occupare e la Lega che ha intenzione di far contare il suo peso elettorale.
Intanto oggi dovrebbe essere il giorno delle scelte, anche se c’è l’ipotesi di un eventuale slittamento che comunque non potrebbe andare oltre questa settimana. E gli occhi sono puntati sulle votazioni a Montecitorio dove qualcuno non esclude nuovi colpi di scena e segnali politici.
