Ma siamo sicuri che la Spagna corre più dell’Italia?

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Ma siamo sicuri che la Spagna corre più dell’Italia?

24 Giugno 2008

 

Spagna vs Italia? 2 a 0, ovvio. Sembra così ovvio per tutti i quotidiani nostrani che, dopo la recente sconfitta calcistica, stanno constatando la nuova vittoria iberica sul fronte economico. Il Pil italiano subisce il colpo rispetto a quello spagnolo e viene sorpassato in modo brutale, questo è quello che si legge dappertutto. Ma è davvero così?

Innanzitutto, meglio chiarire di cosa si scrive. Per Prodotto Interno Lordo (Pil) si intende la produzione di beni e servizi finali all’interno dei confini territoriali di una nazione, indistintamente che sia appannaggio di residenti o non. Prendiamo l’esempio di una multinazionale che possiede stabilimenti in Italia: la produzione di essa destinata al consumo contribuirà alla formazione del Pil italiano. Come per ogni aggregato economico, si può calcolare anche la sua distribuzione. Basta semplicemente dividere il Pil per il numero degli abitanti, per trovar il valore pro capite. E qui cominciano le questioni diverse. Diverse da paese a paese. Prendiamo la popolazione italiana (circa 59 milioni di abitanti), quella spagnola (circa 46 milioni) e poi cerchiamo i rispettivi valori del Pil nominale: 2.104 miliardi di $ per Roma, 1.438 miliardi di $ per Madrid (dati Fmi, World Economic Outlook Database, aprile 2008). Se proviamo a trovare la quadratura del cerchio calcolando il valore per abitante, troveremo dei valori opposti rispetto a ciò che emerge dai giornali.

Infatti, si riportano solamente i dati Eurostat che tanto hanno fatto riflettere: data 100 la media del pil pro capite degli stati membri, l’Italia si attesta a 101, mentre la Spagna a 107, oltre sei punti di differenza (4 in più rispetto all’anno scorso). Questi dati sono comprensivi delle asimmetrie nel costo della vita che colpiscono i vari paesi. Differenze di salari, occupazione, indici di produttività e livello generale dei prezzi sono conteggiati in queste cifre, che quindi dovrebbero essere considerate più che mai attendibili. Ma il condizionale è d’obbligo, dato che il nuovo indice PPS (purchasing power standards) utilizzato da Eurostat ha introdotto nuove discriminanti che hanno abbassato notevolmente l’incidenza del reale costo della vita in Spagna, rispetto al vecchio metodo PPP (purchasing power parity). Cosa significa? Che con il vecchio metodo di valutazione, l’Italia sarebbe ancora davanti, anche grazie alle differenze nel tasso d’inflazione fra le due nazioni. 3,6% in Italia, 4,7% in Spagna: sono dati incontrovertibili e l’ipotesi che sia solo un problema di valutazione prende sempre più corpo, anche osservando le stime di crescita economica.

Del resto, anche il Fondo Monetario Internazionale ci dà una mano, portando nuovi dati proprio per quanto riguarda il 2007, il periodo preso in esame da Eurostat. Sempre osservando l’outlook dello scorso aprile, alla voce Pil a parità di potere d’acquisto (GDP for PPP) l’Italia registra un aggregato pari a 1.786 mld di $, mentre la Spagna si ferma a 1.351 mld di $. Se proprio volessimo far i vittimisti della situazione, dovremmo prendercela con il Brasile, che ci è esattamente davanti nella graduatoria del FMI. Eppure sembra che il massimo pericolo giunga dal paese del Flamenco e della paella. Questo pur sempre partendo dagli stessi dati relativi al Pil 2007, gli stessi utilizzati per il calcolo dall’istituzione europea, con la differenza sostanziale di un utilizzo differente delle variabili.

Un sorpasso che quindi è avvenuto oppure no? Secondo Washington non ancora (anche se è molto vicino), secondo Bruxelles e Roma sì. Questo è un fenomeno che ricorda l’effetto avuto nei bilanci societari italiani dall’entrata in vigore della normativa contabile internazionale Ias-Ifrs, che ha modificato non poco l’emergere di utili prima non presenti, con la sola introduzione di nuovi parametri.

Questo treno mediatico a favore del sorpasso iberico, tuttavia, può giovare al nostro paese, dato che nelle condizioni peggiori siamo sempre stati in grado di tirare fuori il meglio di noi. L’idea di trovarsi in men che non si dica con un’economia rallentata a causa dei forti deficit strutturali che ci portiamo appresso, può essere un notevole volano per la crescita, a patto che anche l’azione di governo sia indirizzata verso lo stesso obiettivo.