Home News «Macché risparmi, la riforma non ha toccato le società pubbliche!»

Amministratori per il No/ 6

«Macché risparmi, la riforma non ha toccato le società pubbliche!»

Il riordino e lo sfoltimento della ragnatela delle società pubbliche è il grande assente della riforma costituzionale, ne parliamo con Alberto Morano, consigliere comunale a Torino, che ha aderito ai comitati civici del 'No che serve' al referendum costituzionale.

C'è una correlazione tra riforme e crescita economica: nel caso della riforma costituzionale di Renzi è un rapporto positivo o negativo?

«Uno slogan martellante della campagna referendaria per il Sì è il taglio dei costi della politica, argomento demagogico visto che quei risparmi saranno modesti se non insignificanti rispetto alla spesa dello Stato. Un punto di merito della riforma avrebbe dovuto essere al contrario abbattere i costi delle società partecipate e delle municipalizzate, intervento che determinerebbe un reale impatto sul sistema economico. Ma di questo tema non c’è traccia nella riforma».

Come si eliminano gli sprechi e chi ha remato contro la riforma delle società pubbliche?

«Il principio di fondo è che se un soggetto privato eroga lo stesso servizio offerto dalle partecipate e municipalizzate, a costi uguali o inferiori, va premiato, con la conseguenza che si generano nuove opportunità economiche per chi fa impresa. Sono state le resistenze del Partito Democratico a impedire che un concetto del genere passasse nella riforma. Penso a Torino e alla riluttanza mostrata su un tema così decisivo dai tanti amministratori che nel corso dell’era Chiamparino-Fassino hanno gestito le società pubbliche…».

Anche Lei ha aderito ai comitati civici del ‘No che serve’. Come si recide il nodo gordiano delle partecipate?

«Credo che di soluzione ce ne sia soltanto una, mettere sul mercato le società pubbliche quando non si rivelano strategiche per lo sviluppo dei territori».

 

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