Giravolte da Premier

Macron e “Giuseppi”, la nuova coppia, in nome dell’Europa accogliente

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Emmanuel Macron e Giuseppe – Giuseppi “grazie” a un tweet di The Donald – finalmente d’amore e d’accordo. Il malinteso leghista è un armadio di riposto in una abitazione di transito. Ora è il tempo delle buone cancellerie. Il vino buono è il vin de France. Da gustare con piacere, mentre la rotta viene invertita. Pure perché Giusepp(i) Conte – lo ha detto proprio così – ritiene che la strada dei porti chiusi, quella del governo che ha presieduto fino a un paio di mesi fa, sia una “strada riduttiva“. Lo ha detto dopo aver certificato l’intesa con il presidente della Repubblica francese. Quello dei migranti di Ventimiglia. E il trasformismo, come definizione politologica, non basta più. Qui ci troviamo dinanzi a un raro caso di camaleontismo. Ma bisogna incassare.

L’errore sta a monte. L’errore sta nel fatto di aver pensato che uno dei ministri selezionati da Luigi Di Maio, in un ipotetico governo tutto giallo, potesse fare da raccordo. Forse ha sbagliato pure il leader grillino, che dell’equazione Conte potrebbe non aver calcolato l’incognita protagonismo. “Ci sono anch’io”, cantava Max Pezzali, ma quella era una bella storia. Quella di un riscatto partito dal basso. Questa è un’opera di galleggiamento. Passa la scialuppa “Matteo Salvini” e Conte salta su. Passa l’imbarcazione macroniana e Conte salta pure su quella. Guardate che un cambio di gioco così, almeno nei tempi recenti, non si era ancora visto. Neppure il miglior playmaker del centrocampo della nazionale spagnola. Conte c’è e predica europeismo. “Sono stato sempre molto attento per formazione civica alla vita politica, la mia formazione è di sinistra nel cattolicesimo democratico. Anche quando ho parlato di immigrazione ho sempre ragionato rifuggendo la formula porti aperti o porti chiusi”.

Lo ha detto per davvero, non per scherzo, nel corso della festa di Articolo Uno. Ce lo teniamo. Serva al centrodestra tutto come monito: finché i confini sono delineati in modo preciso, le sorprese stentano ad arrivare. Quando i “porti” della coalizione vengono aperti, in funzione di esperimenti cromatici, non è detto che tutto vada come previsto. L’accoglienza è un fatto pure politico. Anche in quell’ambito è meglio una “linea restrittiva”. Noi comunque di Conte ci ricordavamo un ode al populismo, ma forse ascoltavamo la canzone nel verso sbagliato. Incassare e andare avanti: è il parlamentarismo, si è già detto e si dirà. Poi c’è lui, Emmanuel Macron, l’enfant prodige, che adesso è ben contento di triangolare con i cugini disordinati, che poi saremmo noi. Fanno una bella coppia elitaria. E quando a fine mese a La Valletta l’Europa si ritroverà per discutere del “Che fare” con i migranti, potrebbero arrivare a braccetto. Macron e “Giuseppi”, sincronizzati, in nome dell’Europa accogliente. Che bella storia da raccontare. Agli elettori, per segnalare come la semplificazione politica passi dalle cose chiare, tipo il bipolarismo, che difficilmente consente i cambi di verso alla contiana maniera. A noi stessi, mentre ci ricompattiamo, affinché un assist del genere, una parte del centrodestra, non lo serva più.

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