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Sulla fusione tra Marche, Abruzzo e Molise

Macroregione, botta e risposta tra Parpiglia (Idv) e Tancredi (Pdl)

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Non si placa il parapiglia politico-mediatico scatenato dalla proposta di fusione tra Marche, Abruzzo e Molise, avanzata dall'on. Paolo Tancredi (Pdl) e rilanciata dal Presidente Gianni Chiodi, sulla base di uno studio realizzato negli anni Novanta da Fondazione Agnelli.

Un altolà preventivo oggi arriva da Carmelo Parpiglia, capogruppo dell'Idv al Consiglio Regionale del Molise, che definisce la proposta "inaccettabile", parla di "annessione" e aggiunge: "Sono sconcertato. Trovo esilarante proporre un Disegno di legge per l’unificazione di tre Regioni senza condividerlo, a priori, con i diretti interessati".

"Se Parpiglia avesse avuto la pazienza di leggere i miei interventi degli ultimi giorni," commenta Paolo Tancredi che abbiamo raggiunto per una risposta, "avrebbe scoperto che la penso esattamente come lui". Nei giorni scorsi, infatti, Tancredi aveva inviato una Lettera Aperta al quotidiano il Centro per spiegare che "qualsiasi ipotesi di accorpamento delle Regioni non può discendere da una legge d'iniziativa parlamentare ma deve nascere dal basso, da un percorso partecipato favorito dalle classi dirigenti locali".

Il deputato si misura con la via, stretta, che i Padri costituenti lasciarono aperta a una eventuale modifica dei confini territoriali: "il fatto che non ci siano mai state fusioni tra Regioni - ci dice - non significa che quella strada non sia percorribile tramite passaggi condivisi e attraverso una legge di revisione costituzionale".

Parpiglia però solleva anche un'altra importante questione: "L'identità è un elemento imprescindibile di una comunità riconosciuta, da cui discende l'autonomia decisionale. Su questo non facciamo sconti a nessuno".  Non è l'unico rappresentante della politica molisana a seguire questa linea. Ci avevano già pensato il Presidente del Consiglio Regionale Vincenzo Niro, l'ex consigliere regionale alla sanità Di Sandro, il Presidente del Consiglio Comunale di Termoli, Montano.

In merito, sul blog di Tancredi si può leggere: "Non si può sottovalutare quella 'vitalità' data da usi e costumi, dialetti, caratteristiche fisiche, sociali e culturali che caratterizzano la tradizionale ripartizione geografica dell’Italia. Anche questi aspetti andrebbero analizzati e ripensati in modo più moderno, aggiornando le scienze storiche e sociali incaricate di approfondire i cambiamenti della nostra epoca".

Lo stesso Parpiglia appare a più riprese possibilista: "I molisani si rendono conto che le dimensioni delle tre entità amministrative, singolarmente intese, rappresentano un freno allo sviluppo e un problema per la tenuta dei conti locali. Per questo, siamo pronti a sedere con senso di responsabilità al tavolo di un confronto sereno, per individuare un’evoluzione futura e condivisa delle aree del Centro Italia che affacciano sull’Adriatico".

E ancora: "Siamo pronti a misurarci con quanti intendono ragionare sulla gestione integrata dei servizi e sulla modalità di divisione dei fondi nazionali per varare un efficace Piano di riordino interregionale. Per crescere insieme e non a discapito degli altri".

Che ne dice Tancredi? "Tutto giusto. Il metodo che vogliamo usare è l'ascolto. Partiremo dai Comuni, verificheremo se c'è una mobilitazione dei cittadini, dell'associazionismo, del mondo imprenditoriale e delle parti sociali verso la proposta. Ci rifaremo alle scelte prese dai sindaci, sentiremo i Consigli Regionali. Arrivare a una legge di riforma dell'art. 131 della Costituzione è un percorso a ostacoli che alla fine rimette nelle mani dei cittadini la decisione ultima". La Costituzione parla infatti di referendum a completamento del processo.

Insomma cosa rispondere a Parpiglia? "Proveremo a fare come dice lui", risponde Tancredi sorridendo, ma è evidente che sulla fusione non sta scherzando.

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