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Madagascar, Centro Trapianti smentisce il traffico di organi

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Era italiano uno dei tre uomini linciati dalla folla e poi arsi vivi su una spiaggia in Madagascar perché sospettati di essere trafficanti di organi. Roberto Gianfalla, 50 anni, originario di Palermo, con doppia cittadinanza, italiana e francese, si era diplomato in Francia e aveva poi lavorato in giro per il mondo. Le generalità le ha rese note oggi la Farnesina, che sconsiglia viaggi nel paese malgascio. La folla ha catturato e poi ucciso i tre uomini dopo aver ritrovato il corpo di un bambino di otto anni senza vita e con orrende mutilazioni. Così ha commentato la folla: "Il nostro obiettivo erano i colpevoli. Si tratta di giustizia pubblica, li abbiamo uccisi. Ma non abbiamo niente contro gli stranieri. Non ci saranno problemi per chi visita l'isola", ha detto un residente della capitale, Hell-Ville. Il Centro Nazionale Trapianti dal canto suo ha fatto sapere che la storia del traffico di organi è poco plausibile perché non esistono trapianti di genitali e di lingua, parti che nel corpo del piccolo morto erano state asportate. In più hanno sottolineato il fatto che il prelievo degli organi deve avvenire in condizioni sterili e che non è possibile operare all'aperto o in una camera mortuaria. Sei persone coinvolte nel linciaggio sono già state arrestate, mentre non è stato possibile effettuare un'autopsia sul corpo del bambino per capire se effettivamente sia stato mutilato, perché il corpo era già stato seppellito. Gli altri due uomini uccisi sono un francese di nome Sebastien Judalet e un malgascio che sarebbe lo zio del bambino ucciso.

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