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Opportunità imprenditoriali a Manila

Made in Italy anche per chi è troppo magro per esser morso dalla crisi

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Da Hong Kong a Manila è circa un’ora di volo. Un’ora per passare da una realtà economica dinamica, che ancora vive di sfarzo ad una realtà spenta, dimenticata dalla frenesia consumistica e così povera che anche la crisi stenta a ricordarsi della sua esistenza.

Una colonna di autovetture pittoresche e rumorose - segno anche queste del progressivo impoverimento di questo paese (ogni anno aumenta il divario tra i modelli in circolazione) - mi accompagna all’hotel, attraversando strade dove si respira aria di povertà e di contraddizione. Mamme precocemente invecchiate, sole, abbandonate chiedono l’elemosina per sfamare i figli denutriti e malati.

In ogni nazione povera, dove la corruzione politica è radicata, il dislivello tra i ceti è forte e frena l’evoluzione e il processo democratico di modernizzazione. Nonostante le condizione drammatiche di sopravvivenza di una parte della popolazione mi colpisce la serenità dei loro sorrisi e la loro dignità. Poveri ma con grandi principi morali: la disponibilità verso il prossimo, la devozione al lavoro, il rispetto degli anziani. I figli nascono quando le loro mamme hanno 16-17 anni poi vengono allevati generalmente dai nonni. I giovani devono lavorare perché il lavoro è scarso, duro e precario. Il salario è giornaliero con il conteggio delle ore lavorate, moltissimo lavoro irregolare senza previdenza sociale e con scarse strutture di assistenza.

Il salario corrisponde a quello cinese, ma in Cina una famiglia per legge può avere un figlio (tollerati due), qui i figli sono tanti 6, 7, 8 per famiglia e per sopravvivere non si può che tagliare il superfluo e vivere dell’essenziale. Eppure si vive. Le medicine vengono vendute a pastiglia non a scatole (è una grande idea, dovremmo farlo anche noi!). I prodotti costano prezzi adeguati e sono di qualità accettabile. Un bel paio di scarpe fabbricato in loco con brand originale e famoso costa 2 euro, in Europa 200. Ma allora la crisi colpisce anche qui?

Il governo ha tentato per anni di realizzare delle zone industriali con agevolazioni mirate per le aziende straniere. Per un po’ ha funzionato ma ora molte produzioni sono state trasferite in Cina. La Cina ha investito di più sull’educazione scolastica e quindi le fabbriche europee e americane trovano più tecnici che possono gestire la produzione. Le Filippine possono solo soccombere in questa disputa . I titoli spazzatura non hanno colpito in maniera importante questo Paese, né sono ancora arrivati i russi, con la loro economia gonfiata di gas e petrolio e barattata per il momento con una passeggiata in via della Spiga o a Montecarlo. La corruzione politica è più forte, non consente la distribuzione delle ricchezze quindi la crisi in questo caso è più debole e non riesce a germogliare e a crescere. In questo momento questo paese ha quindi la drammatica fortuna di essere povero.

Al mercato di Manila ho ritrovato un amico titolare di un’azienda di pescatori di perle, islamico, sono loro i padroni delle perle. Aveva tre negozi in centro ora ne ha uno. Ha venduto gli altri due per finanziare la campagna elettorale della sorella alla Provincia: 60000 pesos per un voto, circa 100 euro, lo stipendio mensile di un lavoratore. Ad osservarla bene la situazione è interessante: l’uomo è più povero ma estremamente felice e orgoglioso. Ora è rispettato, è riuscito ad aprire le porte del potere alla sua famiglia.

Ma io non sono qua per mangiare il lapu-lapu, per comprare le perle o le scarpe a 2 euro, devo vendere tecnologia italiana perché in Europa c’è la crisi. Dobbiamo inventarci nuovi mercati, nuovi spazi possibili. In effetti lo spazio c’è perché molti filippini lavorano all’estero e riportano i loro risparmi nella loro patria costruendo la casa del riscatto e creando gradualmente quelle strutture che la politica non realizza. Grazie al clima favorevole e alle skills dei filippini si stanno sviluppando nuove attività nell’ambito medico sanitario per la terza età. Con grande fatica il popolo filippino sta creandosi un futuro migliore passando attraverso il sudore dei propri figli e soprattutto cercando di conquistarsi quei diritti e quella libertà che l’apparato centrale sembra distrattamente voler evitare.

Saremo anche qua con la bandiera dell’Europa a dare una mano a questi fratelli simpatici e guadagneremo poco per agevolare la loro crescita. Per le nostre aziende un’opportunità in più, piccola, ma di grande speranza.

 

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1 COMMENT

  1. Precisazione
    Una piccola correzione, 60000 pesos sono quasi 1000 euro, non 100, e non sono certo paragonabili ad uno stipendio normale che é spesso inferiore ai 100 euro mensili.

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